Benvenuti in Quaderni di Lettere di Massimo Capuozzo

Sono presenti in questo sito le mie lezioni di grammantologia nel corso degli anni collaudate sul campo. Per le parti riguardanti la Storia mi sono valso della collaborazione del Dott. Antonio Del Gaudio

venerdì 29 dicembre 2017

Storia - classe I - unità 5 – La civiltà greca

Unità 5 La civiltà greca
La civiltà greca fiorì in Grecia tra il 1000 a.C. circa, e il 146 a.C., anno in cui la Grecia venne conquistata dai Romani.
Si stanziarono lungo le coste e nelle isole del mar Egeo.
Il periodo greco viene diviso storicamente in tre “sottoperiodi”: 
1.      il periodo arcaico (dalle origini al 480 a.C.), 
2.      il periodo classico (dal 480 al 323 a.C.)
3.      il periodo ellenistico (dal 300 al 146 anno in cui la Grecia passa sotto il dominio romano).
I Greci si dedicarono principalmente al commercio via mare, in quanto la terra che abitavano non era abbastanza fertile e non permetteva quindi lo sviluppo e l’incremento dell’agricoltura.
Molte volte gli storici si sono domandati perché i greci non si siano mai uniti in uno stato unitario ma siano sempre rimasti prigionieri dello schema delle città-stato, nonostante fossero consapevoli di appartenere tutti ad un unico grande popolo. Anche durante i pericoli più gravi, come l’aggressione dei persiani, il meglio che essi riuscirono fare fu il riunirsi in leghe difensive, mentre in pace erano i giochi di Olimpia la massima occasione di unità del popolo greco. 
Certamente fu decisivo il fatto che nel VIII secolo, quando le polis si costituirono, non vi fossero nemici a minacciare l’Egeo e la Grecia. Gi Hittiti erano stati spazzati via dalla storia ancora nel 1200; l’Impero persiano sarebbe sorto solo intorno al 500 a.C.; gli Assiri, dominatori del Vicino Oriente in quel momento, non erano buoni navigatori; gli egizi, oltre ad essere impegnati contro gli assiri, concentravano tutti i loro sforzi nell’area siro-palestinese; i fenici erano una talassocrazia e il dominio militare della Grecia non era certo un loro obiettivo: essi al massimo fondavano scali commerciali. La stessa Cartagine era ancora solamente un piccolo porto africano; l’Italia e l’Occidente erano avvolti nella preistoria; l’area balcanica doveva ancora riprendersi dalle devastazioni provocate dal passaggio dei Dori alcuni secoli prima. Si trattava di un contesto internazionale estremamente favorevole, che non imponeva l’accentramento poiché non c’erano minacce.
Ma ciò non basta tuttavia a spiegare per cui i greci rimasero solo un nazione di città-stato fieramente indipendenti le une dalle altre. Esse sono infatti la geografia greca, che rendeva difficili i collegamenti via terra ed isolava le poche piane esistenti a ridosso del mare, e la lunga esperienza del Medioevo ellenico, che con i suoi sei secoli circa di durata, caratterizzati da un economia volta all’autoconsumo e dall’assenza di strutture politiche o religiose unificanti, contribuirono a fossilizzare le molte realtà locali, isolandole le une dalle altre e chiudendole in sé stesse. La loro fu dunque una civiltà di città-stato. Ecco perché, a questo punto, è opportuno dedicare la massima attenzione a spiegare cosa fosse la polis per l’uomo greco. Si trattò infatti di un’esperienza del tutto sconosciuta all’uomo attuale, che vive semmai la situazione opposta. 

1.      La polis
a)      L’affermazione dell’aristocrazia
Gli Achei avevano dato luogo a delle città-fortezza, monarchie (dal greco mónos, solo e archía, comando), governate da un re, il basiléus, il cui potere non era fondamentale: era un “primo tra uguali” e i suoi compiti con il tempo diminuirono sempre più.
Durante il cosiddetto periodo oscuro si diffuse in Grecia una nuova forma di governo basata su una forte alleanza tra tutti gli aristocratici (dal greco áristos, migliore e arché, governo): erano coloro che possedevano quasi tutte le terre coltivabili, gli animali da allevamento, i cavalli e che potevano offrire all’esercito gli uomini meglio equipaggiati. Da questa alleanza di “uguali tra uguali” nasce la pólis (al plurale póleis), la città-stato greca.
Dall’VIII secolo a.C. lo sviluppo della pólis fece uscire la Grecia dall’età oscura e cominciò l’età arcaica che durò fino agli inizi del V secolo a.C. All’origine della pólis era dunque l’aristocrazia a gestire il potere.
Con il tempo, però, la ripresa e la crescita delle attività economiche favorirono la creazione di un nuovo gruppo sociale, composto da piccoli proprietari terrieri, commercianti e artigiani: il démos (popolo, in greco). Agli occhi del démos il governo degli aristocratici costituiva una oligarchia (dal greco olígoi, pochi), un governo di pochi che non tutelava abbastanza gli interessi comuni. Ciò causò durissimi scontri tra aristocrazia e démos, al termine dei quali in alcuni casi si affermò la tirannia (cioè il governo di un solo aristocratico sostenuto dal consenso del démos), in altri, come ad Atene, si attuò il progressivo abbattimento del potere aristocratico e il passaggio a una nuova organizzazione politica: la democrazia, che significa governo del popolo.
b)      Le caratteristiche della pólis
Con l’affermarsi del démos, le póleis assunsero le loro caratteristiche definitive.
Tre sono gli elementi fondamentali:
·         la città vera e propria, dove vi erano le case per l’abitazione, le botteghe artigiane, una piazza per il mercato e le assemblee e l’acròpoli, la città alta;
·         il territorio che si estendeva intorno alla città, dove si praticavano l’allevamento e l’agricoltura;
·         i cittadini, cioè coloro che potevano partecipare alla vita politica e influire sulle comuni decisioni; ma pochi avevano questo diritto: in nessuna pólis i cittadini superarono un quarto della popolazione.
Il mondo greco è, dunque, un mondo di piccoli Stati indipendenti. Solitamente ciascuna pólis aveva una superficie piuttosto ristretta: Argo aveva una superficie di 1 400 km2, Corinto di 880 km2; facevano eccezione Atene, con 2 550 km2 e Sparta con 8 400 km2.
Il senso di autonomia fu così radicato nell’animo degli antichi Greci da impedire l’affermazione di un’unica autorità centrale. Nonostante ciò, già in età arcaica, i Greci presero coscienza di appartenere allo stesso popolo e di avere in comune la stessa lingua e la stessa cultura: in sintesi, la stessa patria. La grande colonizzazione A partire dall’VIII e VII secolo a.C., l’aumento della popolazione, la scarsità di terre coltivabili e le lotte politiche fecero nascere in molti il desiderio di migliorare la propria vita.
Da tutta la Grecia partirono gruppi di coraggiosi che raggiunsero nuove terre e fondarono póleis indipendenti, ma simili come organizzazione alle città di origine: erano le colonie, che spesso raggiungevano potenza e prosperità economica e potevano a loro volta creare altre colonie. In un paio di secoli gran parte del Mediterraneo venne raggiunto dalla civiltà greca e sulle coste dell’Italia meridionale le colonie furono tanto numerose che questa parte dell’Italia venne chiamata Magna Grecia, cioè Grande Grecia.

Laboratorio
1.       Com’era organizzata una pólis?
2.       Chi erano i cittadini?
3.       Perché alcuni uomini erano schiavi?
4.       Quali conseguenze ebbe la “grande colonizzazione”?
5.      Perché venne introdotta la moneta?

T 1 L'Antica Grecia culla della civiltà occidentale
di nike6 (Medie Superiori) scritto il 02.02.15
1.      Se cerchiamo sul dizionario la parola classico leggiamo: pertinente alla civiltà greca e latina, arte classica, è considerato modello di stile.
2.      Se si parla della civiltà greca tutti, almeno una volta, hanno sentito dire: l’antica Grecia, culla della civiltà occidentale.
3.      Ci siamo mai chiesti però perché proprio la Grecia? La Grecia fu la madre patria di molti filosofi, come Socrate e Platone, il luogo dov’è nata la democrazia, ma è anche la patria del teatro, della commedia ma soprattutto della tragedia, un esempio è la tragedia di Medea scritta da Euripide.
4.      I canoni dell’arte classica hanno influenzato, nei secoli seguenti, pittori, scultori e architetti. Se prestassimo attenzione mentre camminiamo per le strade delle nostre città  alzando il naso all’insù potremmo vedere  che ci sono capitelli ionici, foglie d’acanto o un timpano che decorano una finestra.
5.      Anche senza accorgercene siamo ancora influenzati dalla cultura classica. Se qualcuno mi dovesse domandare a cosa pensi se ti dico classico?
6.      Io risponderei Atene, Olimpia, il Partenone. Sui libri di storia vengono riportate le foto di Atene e del suo monumento più conosciuto, il Partenone. Mentre studiavo quelle foto riuscivano a catturare la mia attenzione e guardandole mi sono chiesta come doveva essere la vita a quel tempo. Le foto rendono l’idea della bellezza e della maestosità, ma vedere dal vivo il Partenone è un’emozione indescrivibile.
7.      Mi ricordo ancora la prima volta che sono stata ad Atene. Avevo un grande desiderio di vedere dal vivo quello che aveva catturato la mia attenzione nei libri di storia, aumentando la mia curiosità. Per arrivare all’acropoli bisogna salire “alcuni scalini” circa 300, la prima volta mi è sembrato di volare, tanta era la voglia di vedere dal vivo quello che gli antichi greci ci hanno lasciato. Ammirare quei capolavori e passeggiare per l’acropoli, come in un film, ho immaginato la vita degli antichi greci, in quel luogo, mi è sembrato di assistere alle funzioni dedicate agli dei, di poter vedere le riunioni che si tenevano all’Agorà, dov’è nata la democrazia, poter  partecipare alle rappresentazioni delle tragedie nel teatro. Mi sono sentita trasportare indietro nei secoli. Ascoltando la guida devo ammettere che ho provato anche un po’ di rabbia mentre ascoltavo che la maggior parte delle statue e dei fregi originali, sono custoditi nel museo di Londra,  mi sono chiesta perché non vengano restituiti alla Grecia?
8.      È giusto che la patria di quel patrimonio debba avere solo delle copie?
9.      È possibile che non si senta il dovere morale di restituire quanto sottratto?
10.  Sarebbe un bell’esempio di “civiltà” moderna se gli Inglesi restituissero quanto custodito a Londra e forse Fidia[1], colui che ha realizzato tutte le sculture, smetterebbe di rivoltarsi nella tomba.
11.  Londra non è il luogo giusto in cui devono stare quelle statue, quindi sarei felice se quei capolavori dell'antichità riuscissero a tornare ad Atene, come vorrebbero anche Clooney e sua moglie che si stanno battendo perché si passi dalle parole alla realtà.

Comprensione del testo
1.      Escludendo le domande riassumi a parole tue le varie sequenze del testo

Riflettiamo e impariamo ad argomentare
1.      Perché proprio la Grecia è considerata la culla della civiltà occidentale?
2.      A cosa pensi se ti dico classico?
3.      Perché le sculture originali del Partenone non vengano restituiti alla Grecia?
4.      È giusto che la patria di quel patrimonio debba avere solo delle copie?
5.      È possibile che non si senta il dovere morale di restituire quanto sottratto?

T 2 Grecia: la culla della civiltà occidentale
1.      La Grecia è senza dubbio la culla della civiltà occidentale: vi affondano le radici di gran parte della cultura europea, che attraverso l’impero romano si è in un secondo tempo diffusa. È il centro del Mediterraneo, oggi una terra ospitale e meta di viaggi all’insegna del relax, della cultura, del divertimento.
2.      La penisola Greca è costituita dalla Grecia Continentale (Attika, Peloponneso, Grecia Centrale, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia) e dalle Isole dell’Egeo e dello Ionio. Le isole dello ionio sono Corfù Cefalonia, Itaca, Zacinto, Citera. Le isole del mar Egeo sono invece numerosissime e formano gruppi come le Sporadi [...], le Cicladi [...], il Dodecaneso[...]; ne esistono poi alcune al di fuori di questi arcipelaghi, come Creta.
3.      I paesaggi della Grecia sono vari e mutevoli. Da una parte abbiamo le catene montuose: il Pindo, l’Olimpo con il Pantheon, la più alta cima della Grecia, e i monti della Macedonia e della Tracia.
4.      La singolare bellezza della Grecia però, unica in tutto il Mediterraneo, viene dalle sue frastagliate coste, che si aprono in un’infinità di piccole e grandi baie, di volta in volta ricoperte di fine sabbia bianca o costituite da scogliere a picco sul mare blu intenso. Le sue isole sono un piccolo tesoro di bellezze naturali. Una vacanza su un’isola regala esperienze e sensazioni particolari e uniche, che un semplice soggiorno al mare non può dare. La sensazione di dominare lo spazio, di avere tutto a portata di mano: noleggiando un pratico scooter ci si può muovere comodamente sulla maggior parte delle isole. E poi la meravigliosa esperienza di trovarsi completamente circondati dal mare, da un mare blu come solo l’Egeo sa essere. Con il vento sempre al nostro fianco.
5.      La vegetazione e il clima seguono le particolarità geografiche. Il clima presenta inverni miti e calde estati esotiche rinfrescate da un sistema di venti chiamati dalla gente “meltelia”; in media la Grecia è riscaldata da più di 3000 ore di sole l’anno. La varietà della flora è addirittura impressionante, grazie alla posizione climaticamente strategica, tra l’Europa e l’Africa. Famosi nel mondo fin dall’antichità sono i vigneti, sacri a Dioniso, e poi querce, abeti, ulivi, gelsi, alberi da frutto e palme.
6.      Molte specie animali sono presenti nell’habitat marino: la tartaruga Carretta-Carretta e la foca monaca (monachus-monachus) ne sono i più classici esempi.
7.      L’imponente passato della Grecia ci viene incontro ad ogni passo. La città di Atene racchiude in sé, oltre alla suggestione di un luogo cosmico-storico, le vestigia più monumentali dell’antica civiltà: l’Acropoli con il Partenone, i Propilei, il teatro di Dioniso, dove è nato il teatro occidentale, l’Eretteo, il Museo archeologico nazionale, l’agorà, la necropoli del Ceramico per citare solo le più note. Il quartiere della Plaka offre invece stradine fiancheggiate da colorate abitazioni, ristorantini e negozi di prodotti tipici e souvenir.
8.      Nell’ultimo quinquennio la città è stata completamente rimodernata, con la creazione della nuova metropolitana, l’ampliamento delle zone pedonali, il potenziamento dei mezzi di trasporto e delle strutture ricettive.
9.      Altre zone di pregio archeologico sono Delfi, con i resti del santuario che custodiva l’oracolo di Apollo; capo Sounion, all’estremità dell’Attica, dominato dal tempio dorico di Poseidone, imperdibile al tramonto; Corinto; Epidauro, con il celebre teatro e il santuario di Asclepio, centro di cura dell’antichità; Micene, con la Porta dei Leoni e la tomba di Agamennone; Argo; Olimpia, sede dei primi giochi sportivi e centro religioso; in Macedonia Verghina, sede dell’antica capitale e della tomba di Filippo II.
10.  Luoghi d’interesse religioso ma non solo sono i Monasteri di Meteora a Kalambaka, situati sulla cima di rocce imponenti. Si tratta di monasteri bizantini del XVI e XVII secolo, affascinanti e misteriosi; cinque di essi sono accessibili e visitabili.
11.  Un luogo unico al mondo è la Comunità Autonoma Ecclesiastica del monte Athos. L’accesso ai monasteri è permesso solamente agli uomini, con richiesta preventivamente effettuata alle autorità competenti. I Monasteri (oggi 20 con 1.700 monaci in tutto) e gli eremi conservano pregevoli affreschi, biblioteche antichissime, agiografie, utensili liturgici, cimeli e mosaici.
12.  La tradizione enogastronomica greca è ricca e originale, influenzata dal clima e dai prodotti locali, come lo straordinario olio d’oliva, le stupende verdure, la carne di pecora e d’agnello, i formaggi ovini e caprini, il miele, il pesce fresco, il giustamente celebre yogurt. Ed ecco allora piatti tipici come lo tzatziki, salsa di aglio, yogurt e cetriolo, il souvlaki, spiedini variamente composti, la moussakà con melanzane, carne e formaggio, involtini con foglie di vite, carne allo spiedo, polpettine variamente condite, pesce fritto o grigliato, insalata greca con formaggio feta. I dolci prevedono di solito come ingredienti principali miele e frutta secca, come la baklava.
13.  Il vino caratteristico è la retsina, dal sapore resinato, ma la Grecia produce moltissimi altri vini apprezzati in tutto il mondo, in particolare vini dolci come il vin santo o il vino di Samo.
14.  Il liquore più tipico è l’ouzo, dal gusto di anice, che si beve di solito allungato con acqua o ghiaccio.

Comprensione del testo
1.       Escludendo le domande riassumi a parole tue le varie sequenze del testo
Analisi del testo
1.       Procurati una carta fisica delle Grecia e individua e registra su di essa tutti i nomi geografici contenuti nella lettura
2.       In quante parti può essere scandito il testo in base agli argomenti e perché?
3.       Con che titolo scandiresti ciascuna parte?
4.       Confronta i due testi e spiegane le differenze e i punti comuni
Laboratorio
1.       Integra i due testi ed elimina le parti superflue ai fini della Storia greca antica
2.       Basandoti sulla lettura precedente, immaginandoti un tour operator legato all’ente turistico greco, progetta per iscritto un calendario del 2019 che pubblicizzi il meglio del mondo greco.
Descrivi come procederesti, e di volta in volta attendi le consegne. Il lavoro compiuto deve essere consegnato alla fine dell’unità

2.      La vita quotidiana nella Grecia antica
Gli antichi Greci sono un popolo fondamentale per l'Occidente perché hanno inventato la filosofia e anche la mitologia degli dei dell'Olimpo ed educavano i giovani in modo assai rigoroso. Ma sono importanti anche perché, oltre che al commercio, si dedicavano all’artigianato. Costruivano bellissimi vasi e bellissime anfore di ceramica, argilla e altri materiali. I vasi erano usati per il trasporto di prodotti agricoli ed erano decorati con scene di vita quotidiana. Inoltre i greci sono stati grandi scultori, lavoravano il bronzo, costruivano armi ed edificavano templi.
Il Partenone di Atene è uno dei più importanti monumenti del mondo. È dedicato alla dea Atena e simbolo della grandissima architettura greca classica.
La terra greca era poco fertile, ma riuscivano a coltivare olivo e vite: i cereali li compravano da altre popolazioni. Allevavano poi oche, maiali, api e ovini, si dedicavano alla pesca e all’estrazione mineraria dalle miniere.
Una curiosità: i Greci del periodo arcaico non conoscevano il cavallo, che venne “scoperto” più avanti e utilizzato per scopi militari. I vasi prodotti, l’artigianato, l’olio d’oliva venivano “venduti” ai popoli che abitavano la Turchia e le coste dell’Italia meridionale. E proprio qui, nel nostro Sud Italia, i Greci fondarono molte colonie, che messe tutte insieme presero il nome di Magna Grecia  (cioè la Grande Grecia).

3.      Le classi sociali
Le persone più importanti erano i nobili, cioè i ricchi signori discendenti da famiglie altolocate.
Poi c’era la classe degli intellettuali, che comprendeva scienziati, matematici, filosofi, medici, astronomi.
Poi c’erano i soldati, gli artigiani e i commercianti, i marinai, i contadini e infine gli schiavi.
In Grecia gli schiavi erano moltissimi e in genere erano prigionieri di guerra. Loro compito era quello di coltivare le terre dei nobili per ricavarne il cibo da dare agli abitanti della città.
Facevano lavori pesanti, andavano nelle miniere oppure lavoravano nelle case e aiutavano gli artigiani. Frequente in Grecia era l’abitudine di vendere e comprare schiavi come fossero oggetti.

4.      La vita delle donne greche
Le due città principali dell’antica Grecia – Sparta ed Atene – ci offrono due esempi molto diversi riguardo al modo di considerare la donna in società.
Ad Atene, ogni uomo poteva avere 3 o 4 donne, ma di queste una sola moglie. Le donne ateniesi si occupavano della casa e dell’educazione dei figli. Le bambine andavano seguite fino al matrimonio, i bambini invece solo fino ai sette anni. A quest’età infatti andavano a scuola dove imparavano ad essere uomini e soldati valorosi. La donna in genere viveva in casa: solo le donne ricche, qualche volta, potevano uscire. Ad Atene la donna si emancipò a partire dall’era ellenistica, cioè verso la fine dell’età greca.
A Sparta la situazione era molto diversa: le donne erano libere di fare quello che volevano ed erano educate al canto, alla danza e alla ginnastica e, in generale, a vivere all’aria aperta. Oltretutto non erano obbligate a stare in casa per accudire i figli come succedeva ad Atene. Questo succedeva perché gli spartani credevano che in questo modo le donne avrebbero fortificato il fisico e fatto figli più robusti. Ossia guerrieri migliori.

5.      Le case e le città
Le persone più povere abitavano in case costruite in legno e mattoni. Ogni casa, all’esterno aveva un pozzo. I tetti erano fatti con  la paglia e l’argilla  e d’inverno facevano entrare in casa pioggia e gelo. Queste case non erano di proprietà ma  venivano date in affitto.
I ricchi abitavano invece in  case grandissime, con più piani e tante stanze. Il padrone di casa aveva un piano tutto per sé e per i suoi ospiti (androceo). Le donne dovevano stare in un piano a loro riservato (gineceo).
La città era circondata da campi e pascoli e si divideva in città alta o “acropoli” (che conserva ancor oggi questo stesso nome) e città bassa.
Nell’acropoli c’erano  i templi per il culto religioso  e le strutture di tipo militare. In genere era presente una cittadella fortificata all’interno della quale il popolo poteva difendersi.
Nella città bassa c’erano le case e la piazza (agorà in greco). L’agorà era il vero cuore della vita della città, lì ci si incontrava per parlare e si teneva il  mercato. La città greca nel suo complesso era chiamata “pòlis”.

T 3 Noi la chiamiamo mitologia, per i Greci era religione
di Francesco Bossi  dal Dizionario Mitologico ad uso di giovinetti
1.      La religione dell' antica Grecia è un affascinante culto politeista (cioè con più divinità) che unisce il mito e i misteri dei fenomeni naturali alla complessa psicologia umana. Le divinità greche infatti, benché potenti ed immortali, assumono forme e comportamenti tipici dei comuni mortali: si innamorano, si arrabbiano, sono colti da invidie e litigano come qualsiasi essere umano.
2.      I greci pensavano infatti che ogni sentimento, azione o evento naturale, fosse attribuibile al volere di una specifica divinità, la quale interagiva a suo piacimento negli affari del mondo terrestre.
3.      Zeus, il padre degli dei (anche se non tutte le divinità erano figli suoi) e signore dell'Olimpo (il monte più alto della Grecia, dimora degli Dei). Zeus era figlio del Titano Crono, il quale, per paura che i suoi figli lo spodestassero, li  ingoiava ingoiava interi non appena venivano partoriti. Quando nacque Zeus però, la madre Rea  nascose il neonato e a Crono diede un masso avvolto nelle fasce del piccolo. Non accortosi dell'inganno, il Titano inghiottì la pietra, convinto di aver salvaguardato il suo trono. Zeus crebbe quindi nascosto in una grotta sulla Terra, allattato dalla capra Amaltea, e quando fu cresciuto, fece bere al padre una pozione che gli fece letteralmente rigurgitare tutti i figli ingoiati. Con l'aiuto dei fratelli liberati e dei Ciclopi, i giganti da un occhio solo, Zeus sconfisse il padre e gli altri Titani, rinchiudendoli nelle prigioni del Tartaro, il mondo infernale.
4.      Una volta instaurato il suo regno, Zeus divenne il potente Dio del Fulmine, capace di scagliare devastanti saette contro chiunque incorresse nella sua collera.
5.      Saggio e potente, il Padre degli Dei aveva tuttavia un punto debole: le donne! Non era raro infatti che si invaghisse di qualche bella mortale e vi facesse un figlio, facendo andare su tutte le furie la moglie Era!
6.      Hera era la regina degli dei e moglie di Zeus. Veniva considerata la protettrice del matrimonio e del parto, ed era la madre per eccellenza cui rivolgere le proprie preghiere per il buon proseguimento della vita coniugale. A causa dell'infedeltà del marito, Hera non godeva di un buon carattere, e la sua bruciante gelosia spesso dava luogo a vendette e tormenti nei confronti delle amanti di Zeus (il caso più famoso riguarda il famoso Ercole, figlio illegittimo di Zeus, continuamente ostacolato dalla regina dell'Olimpo).
7.      Poseidone era il dio del mare e il fratello più possente di Zeus. Alleato di quest'ultimo nella lotta contro i Titani, durante la spartizione dell'Universo si accaparrò il regno dei mari e delle acque e costruì le mura di bronzo che cingevano la prigione dei Titani. Viene spesso raffigurato mentre brandisce il grande tridente con cui si pensava dominasse i venti marini e le acque dei tutto il mondo. Nonostante regnasse sugli abissi, gli antichi ritenevano Poseidone essere il creatore dei cavalli , originati direttamente dalle onde del mare. Nella miologia classica, egli è considerato acerrimo nemico di Ulisse , colpevole di aver accecato Polifemo, il ciclope figlio proprio del dio del mare.
8.      Ade bello e oscuro signore degli Inferi, aiutò il fratello Zeus a rovesciare il padre grazie al potere dell'invisibilità. Ade dominava l'oltretomba, luogo in si recavano le anime mortali dei defunti e dimoravano terribili demoni, come Cerbero, il gigantesco cane a tre teste. A differenza delle altre divinità, Ade non era solito recarsi nel mondo degli umani, benché proprio sulla Terra rapì la bella Persefone, faconde la sua sposa.
9.      Demetra dea della fertilità e dell'agricoltura, associata di norma a tutto ciò che aveva a che fare con la nascita e la crescita sana. Secondo i Greci era Demetra a favorire i raccolti e il fiorire degli alberi da frutto.
10.  Demetra era anche la madre di Persefone, la fanciulla rapita da Ade; nella ricerca della figlia, la dea scagliò una tremenda carestia sulla terra, costringendo Zeus così a intervenire e a comandare ad Ade di liberare la ragazza. Ade però agì d'astuzia e offrì a Persefone, che era a digiuno dal giorno del rapimento, un frutto maledetto che se mangiato, l'avrebbe costretta a rimanere negli Inferi. Di fronte al furore di Demetra per il raggiro, Ade dovette scendere a patti: poiché la fanciulla aveva mangiato solo sei semi del frutto, avrebbe passato sei mesi nell'aldilà e sei mesi sulla terra con la mare. Ecco perché, secondo gli antichi, avviene l'alternanza della bella stagione (quando Demetra è contenta di avere la figlia con sé) e della stagione fredda (quando la madre si rattrista per la figlia relegata negli Inferi).
11.  Afrodite era la dea della bellezza e dell'amore, ritenuta responsabile di tutto ciò che di grazioso e ammirevole c'è al mondo. Proteggeva gli amanti e le azioni compiute per amore. Afrodite nacque dalla spuma delle onde del mare e di lei si innamorarono centinaia tra mortali ed esseri divini, a volte con conseguenze davvero tragiche (fu Afrodite la causa del rapimento di Elena da parte di Paride, evento che scatenò la famosa Guerra di Troia).
12.  Nonostante la sua bellezza, Afrodite dovette sposarsi con il brutto Efesto in un matrimonio combinato, ma l'aspetto sgradevole del marito la spingeva spesso a intrattenere rapporti amichevoli con Ares.
13.  Ares era il dio della guerra e amante di Afrodite. Ares era il signore della violenza e degli spargimenti di sangue, incarnazione degli aspetti più brutali del comportamento umano. Veniva raffigurato in tenuta da battaglia, con lancia o spada sguainata, pronto a scagliarsi contro il nemico.
14.  Nelle leggende mitologiche, Ares fu spesso rivale della saggia Atena e tale confronto era evidente anche dal fatto che il primo veniva venerato a Sparta, la città-stato guerriera, mentre la seconda era protettrice di Atene, la città concorrente, dedita più alla filosofia che alla spada.
15.  Atena, dea della conoscenza e della saggezza, rappresentava tutto ciò che veniva realizzato con l'ingegno e l'uso del pensiero, dalla filosofia fino alla tessitura (processo manuale che richiede grande abilità e pazienza). Anche Atena veniva rappresentata con l'elmo e la lancia da battaglia, poiché incarnava "l'arma" della mente (che può essere utilizzata anche in guerra o per uscire da situazioni complicate).
16.  Nei miti, Atena è la Dea che aiuta i giovani eroi nel raggiungimento dei loro scopi (Ercole, Giasone e Ulisse, per citare i più famosi) e che ispira gesta gloriose.
17.  Atena è figlia di Zeus, ma non fu partorita. Similmente al padre Crono, Zeus temeva di venire soppiantato da un figlio della dea Meti, capace di assumere qualsiasi forma. Con l'inganno allora, Zeus fece trasformare Meti in una goccia d'acqua e la bevve in un solo sorso. Dopo aver bevuto però, il padre degli dei cominciò a soffrire un tremendo mal di testa, al punto che chiese a Efesto di aprirgli il cranio con un'accetta. La truculenta azione non ebbe conseguenze, perché Zeus era immortale, ma dalla testa divisa a metà uscì Atena (la quale infatti, nata dalla testa, è divenuta dea della saggezza!).
18.  Efesto era il fabbro degli dei e protettore della manualità e del lavoro di fatica. Efesto è il più "umano" tra le divinità, poiché imperfetto e dalla storia travagliata. Nacque infatti per una ripicca di Era, gelosa per le molte amanti di Zeus, ma a causa dell' aspetto deforme, venne gettato giù dall'Olimpo dopo la nascita. Zoppo e grossolano, Efesto divenne maestro nell'arte di fabbricare armi e oggetti, riuscendo a creare le potenti folgori con cui Zeus sbaragliava i suoi nemici.
19.  Nonostante venisse poco considerato dai suoi fratellastri, Efesto costrinse Era a riconoscerlo come una divinità a tutti gli effetti: il fabbro aveva infatti costruito un trono da cui era impossibile alzarsi, imprigionando così Era per sempre. Obbligato dagli altri dei a liberare la madre, Efesto ottenne in cambio,  oltre al riconoscimento, anche la mano di Afrodite.
20.  Efesto sopperì quindi alla mancanza di doti ultraterrene con il lavoro e l'ingegno, riuscendo anche a sposare la dea della bellezza, cui rimase sempre fedele nonostante i tradimenti di lei con Ares.
21.  Apollo era il bellissimo dio delle arti e della musica, abilissimo arciere e donatore di premonizioni e visioni del futuro. Apollo nacque dal rapporto tra Zeus e Latona, la quale, per non incorrere nella rabbia di Era, venne allontanata e perseguitata da un serpente gigante di nome Pitone. Questo serpente custodiva l'Oracolo di Delfi, la divinità in grado di prevedere il futuro. Quando Latona generò Apollo e Artemide, Apollo uccise il serpente e si appropriò così dell'Oracolo (ecco quindi perché era il Dio della preveggenza).
22.  Secondo gli antichi, Apollo ispirava gli artisti e i cantori per mezzo delle Muse, le protettrici delle Arti, ed era il cocchiere del carro del Sole che ogni giorno portava la luce sul mondo terreno. I suoi prodigiosi dardi potevano curare o scatenare tremende epidemie .
23.  Artemide, sorella di Apollo e dea della caccia e degli animali selvatici. Secondo i racconti, compariva nelle foreste, a volte in sembianze umane e a volte trasformata in un elegante cervo, e proteggeva coloro che vivevano nelle campagne e a contatto con la natura.
24.  Era la divinità adorata ad Efeso, in Turchia, nel tempio annoverato tra le Sette Meraviglie del Mondo Antico.
25.  Dioniso, Più conosciuto con il suo nome romano di "Bacco", Dioniso era il dio del vino e dello scatenamento dei sensi. L'ubriachezza e la frenesia del corpo non più controllato dalla mente, erano gli effetti cercati dai seguaci di questo misterioso dio che rappresentava la parte più primordiale e selvaggia dell'animo umano.
26.  Eros era il dio dell'Amore, figlio di Afrodite di Ares e incarnazione dell'amore a prima vista, travolgente e immediato. Il bellissimo dio alato portava una faretra colma di frecce che, una volta colpito il bersaglio, infondevano nel cuore della persona colpita un'inestinguibile passione verso un'altra creatura. Dai poteri di Eros non sono immuni né dei, né elementi naturali!

Comprensione del testo
1.       Riassumi a parole tue le varie sequenze del testo
Analisi del testo
1.       Che cos’è il mito?
2.       Quali sono i suoi caratteri e le sue finalità?
3.        Il mito è una espressione culturale di un mondo arcaico e primitivo scomparso per sempre o c’è una sua sopravvivenza anche al giorno d’oggi?
4.       Mito e filosofia hanno in comune la volontà di conoscere e spiegare il mondo. Di fatto, però, il mito presenta alcune caratteristiche che lo differenziano nettamente dal discorso filosofico:
·         esprime in maniera diretta e in forma di narrazione l'oggetto della sua ricerca, laddove la filosofia è sostanzialmente un sapere riflessivo che agisce per astrazione;
·         è sostanzialmente un corpus di conoscenze fisse e sedimentate senza possibilità di libere e autonome rielaborazioni, tipiche, invece, della tradizione filosofica;
·         non contempla i momenti dell'analisi critica e della verifica, centrali nella ricerca filosofica, protesa costantemente a vagliare e perfezionare il possesso della verità e delle proprie certezze. Alla luce del testo sulla mitologia esplica nel modo più semplice possibile i tre concetti precedentemente esposti.

6.      La religione dei greci
I Greci erano politeisti, cioè credevano nell’esistenza di tanti dei. Gli dei vivevano sul  monte Olimpo, che è una montagna alta circa 3.000 metri la cui cima è sempre circondata da nuvole ed è situata  al confine con la Macedonia.
Le principali divinità in cui credevano gli antichi Greci erano: Zeus  (padre di tutti gli dei e degli uomini e re dell’Olimpo), sua moglie  Era protettrice delle donne, Atena (dea della conoscenza), Poseidone (dio del Mare), Afrodite (dea della bellezza).
In Grecia  ogni città aveva il suo dio protettore  e uno o più templi.
Il popolo costruiva i templi che venivano considerati come “la casa del dio”.
Ogni dio aveva il suo tempio all’interno del quale era situata una sua statua. Il culto si svolgeva presso un altare situato all’esterno del tempio e in ogni casa c’era un altare per la  preghiera della famiglia.
I Greci credevano che esistesse un mondo dell’Aldilà, dove si andava dopo la morte.
L’Aldilà dei Greci  si chiamava Ade, il Regno dei Morti, e vi si entrava attraverso le  voragini della Terra, specie quelle che emanano fumi o vapori. Anche  i vulcani  erano considerati come porte d’ingresso al mondo degli inferi.
Si deve ai Greci l’invenzione dei  giochi olimpici, che si tenevano nella città di Olimpia in onore di Zeus. 
La prima Olimpiade si disputò nel 776 a.C. 

7.      La storia e le battaglie
Nel periodo classico – cioè tra il 700 e il 300 a.C. – la storia greca è caratterizzata dall’esistenza delle città stato. Cioè ogni città aveva il suo governo e le sue leggi. Le più famose erano  Sparta e Atene. Ad Atene ogni cittadino maschio votava per eleggere un consiglio e il presidente di questo consiglio veniva estratto a sorte tra i cittadini. Questa particolare forma di governo era chiamata “democrazia”: il potere governativo spettava al popolo.
Anche oggi in Italia abbiamo questa forma di governo, dove è il popolo a decidere chi deve governare.
A Sparta c’era invece una forma di governo chiamata “oligarchia”: a comandare, cioè, erano poche persone. I cittadini quindi dovevano fare ciò che queste poche persone decidevano. Il periodo classico (480 – 323 a.C.) fu quello delle  grandi guerre contro i persiani:
-          Nel 490 a.C.  i Persiani attaccarono gli Ateniesi  perché avevano aiutato una città a ribellarsi al potere. La vittoria fu dei Greci.
-          Qualche anno dopo la seconda guerra vide  anche la partecipazione di Sparta.
-          In seguito, durante la  guerra del Peloponneso, Sparta e Atene combatterono fra loro per il controllo del territorio greco. A vincere, fu l’esercito di Sparta.
Nel 334 a.C. il re di Macedonia  Alessandro Magno  decise di andare a sconfiggere l’impero persiano in Turchia, Siria, Palestina ed Egitto. E ci riuscì. Alessandro fu una figura importantissima nella storia del periodo ellenistico:  stabilì la monarchia in Grecia  ma, soprattutto, diffuse la cultura della sua terra in tutto il mar Mediterraneo.

T 4 Se i Persiani avessero vinto a Salamina
1.      Nelle guerre fra póleis greche e impero persiano la storiografia, prima che guerre di espansione, vede uno scontro di civiltà. In effetti le póleis greche del V secolo a.C. avevano una concezione dello Stato e della vita pubblica imperniata sulla partecipazione dei cittadini, sul dibattito e sul confronto pubblico. Il modello di Stato persiano vedeva ancora il re come capo assoluto dei suoi sudditi e la legge come manifestazione della volontà del sovrano. I Greci erano fieri della loro libertà, della loro condizione di cittadini opposta a quella di sudditi. In questo senso, le guerre persiane furono anche uno scontro di civiltà, determinato dalla volontà dei Greci di non sottomettersi al regime persiano. L’espressione “scontro di civiltà” è stata ripresa più volte nel corso della storia per indicare un conflitto tra popoli con culture e tradizioni assolutamente inconciliabili.
2.      Nessuno può dubitare dell’importanza della battaglia di Salamina in cui i Greci, seguendo i consigli di Temistocle, sconfissero i Persiani. Una vittoria dei Persiani avrebbe significato la fine della Grecia che sarebbe diventata una provincia (satrapìa) dell’Impero persiano.
3.      Abbiamo già visto nel testo che gli Ateniesi discussero a lungo sul senso da dare alle indicazioni ricevute dall’oracolo di Delfi e che solo a fatica Temistocle riuscì a imporre la sua interpretazione, che rese possibile lo scontro navale a Salamina e la sconfitta dei Persiani.
4.      Anche in questo caso lo storico americano Victor Davis Hanson si è chiesto cosa sarebbe stato dell’Europa e dell’Occidente se i Persiani avessero vinto: «Senza dubbio, se non ci fosse stato [Temistocle] o se avesse consigliato soluzioni diverse, i Greci o non avrebbero attaccato i Persiani o sarebbero stati sconfitti.
5.      Le guerre persiane sarebbero state rapidamente perdute e la cultura dell’Occidente sarebbe scomparsa ancora agli albori dopo poco più di due secoli. A parte Temistocle, non vi era nessun altro stratega greco che sapesse o volesse schierare le forze navali elleniche in difesa di Atene [...].
6.      Se avesse esitato, fosse stato ucciso o gli fosse venuta meno la forza morale e intellettuale di far valere le proprie argomentazioni, è probabile che la Grecia sarebbe diventata una satrapia della Persia.
7.      Salamina ebbe una conseguenza troppo spesso dimenticata [...]. Altrettanto importante fu il fatto che la vittoria rappresentò un catalizzatore per l’intera rinascita democratica ateniese.»

Comprensione del testo
1.       Riassumi a parole tue le varie sequenze del testo
Analisi del testo
1.       Per quale motivo scoppiano le guerre?
2.       A che proposito nel brano si parla di assolutismo e di libertà?
3.       Che cosa si intende con l’espressione “scontro di civiltà”
4.       Che cosa avrebbe significato una vittoria dei Persiani a breve, a medio e a lungo termine?

T 5 Alle origini dell’opposizione Occidente – Oriente[2]
Da Erodoto e i sogni di Serse di Gabriella Bodei
1.      La spedizione di Serse[3] contro la Grecia costituisce una tappa fondamentale nella storia e nell’immaginario dell’Europa, quasi un battesimo della sua identità. Il re persiano, dopo avere iniziato a prepararla fin dal 484 a.C., giunto sul continente con un immenso esercito e una colossale flotta, viene clamorosamente sconfitto, quattro anni dopo, nella battaglia navale di Salamina.
2.      Contro ogni previsione, il debole Davide greco riporta la vittoria sul potente Golia asiatico. Come è stato possibile questo miracolo? La risposta, destinata a cristallizzarsi nei secoli successivi, attribuisce all’amore della libertà e all’autodisciplina ellenica la preminenza sui barbari, nemici che combattono sotto la minaccia della frusta o in preda a una cieca furia.
3.      Su questo evento bellico si basa — per effetto dell’autoconvincimento, della propaganda e della storiografia greca — l’opposizione tra Occidente e Oriente, tra Europa (patria della libertà, della legge, della razionalità, della coscienza civile) e Asia (luogo di schiavitù, di arbitrio, di paura e di voluttuoso torpore dei sensi). La superiorità che, grazie alle guerre persiane, l’Europa si attribuisce sull’Asia può essere emblematicamente documentata, nell’arco della lunga durata, attraverso due sole testimonianze, volutamente tarde e di diversa origine. Negli affreschi settecenteschi che rappresentano i quattro continenti, l’Europa appare spesso nelle vesti di Atena armata, simbolo dell’unione di intelligenza e di forza, mentre l’Asia è raffigurata con l’indolente fascino della concubina di un harem, quasi a segnalare in questo “orientalismo” un ambiguo rapporto di inibita attrazione.
4.      Max Weber sottolinea invece il valore determinante della battaglia di Salamina, argomentando che, se avessero vinto i persiani, l’intera civiltà occidentale, con il suo razionalismo, sarebbe stata strangolata nella culla, a beneficio del dispotismo politico e del dogmatismo teologico dei Persiani. Per questo, tale scontro è diverso da un qualsiasi conflitto tra due tribù di kaffiri[4] o di indiani, che non ha avuto alcuna influenza sulla storia del mondo.
5.      Erodoto non condivide una simile immagine trionfalistica del rapporto tra Grecia e Asia. Pur riconoscendo la strenua aspirazione dei greci all’indipendenza, non teorizza infatti il dualismo tra libertà greca e dispotismo persiano. Da storico-indagatore che ha conosciuto di persona varie culture, sa che, in genere, ogni civiltà è tendenzialmente etnocentrica, crede cioè alla propria supremazia su tutte le altre. Questo vale, nella sua opera, per gli ateniesi, per i persiani o per gli egiziani. Egli appare talmente equanime, o segnato da una specie di relativismo culturale, da meritarsi, fin dall’antichità, l’accusa di filobarbaro. Pensa, in effetti, che i Persiani siano capaci di compiere grandi imprese, che amino la verità e la giustizia e che siano magnanimi; riconosce anche, tuttavia, che i greci, inferiori per numero e figli di un paese povero, hanno eroicamente difeso se stessi, perché — cittadini di «una comunità di sangue e di lingua» unita di fronte al pericolo — non sono sudditi di un ricco impero multietnico in cui si ubbidisce passivamente a un solo uomo.
6.      Nato ad Alicarnasso, in Asia Minore, nello stesso anno in cui Serse inizia ad allestire la sua campagna contro la Grecia, viaggiatore instancabile e attento alle differenze, Erodoto non ignora certo, al pari di Platone, la maggiore antichità e lo splendore di civiltà come quella egiziana o mesopotamica. Il confronto tra queste e il mondo greco è quindi in lui più sfumato e sottile rispetto a ogni semplicistica contrapposizione e non è privo di insegnamenti validi anche per il nostro tempo, con il suo invito a spingere il proprio sguardo al di là dei confini mentali consueti e a non arroccarsi sulla boria[5] dei propri presunti primati.
7.      Malgrado alcuni inevitabili fraintendimenti, lo sforzo di comprendere la mentalità altrui trova la sua espressione più compiuta in un piccolo capolavoro incastonato nel corpo delle Storie (1. VII, capp. 5-19). Viene qui esposto l’antefatto della spedizione contro la Grecia e, in prospettiva, contro l’intera Europa: l’accidentato processo che conduce alla decisione se muovere o no la guerra. Con incalzante ritmo narrativo, potenza drammatica e avvincente acume psicologico, Erodoto ragiona sul senso della politica espansionistica della dinastia achemenide[6]. Quasi a sottolinearne la natura fatale, elenca le esitazioni e i ripensamenti che accompagnano Serse nell’assumere questa decisione, ibrido frutto delle argomentazioni pubbliche e razionali del giorno e dei sogni e degli incubi della notte. Ambizione, brama di vendetta e di gloria, orgoglio smisurato, fedeltà alla tradizione degli avi, ruolo degli dei e dei demoni, logica del potere imperiale, interpretazione dei sogni, allusione ai meccanismi dell’autoinganno, riflessioni sui limiti e i paradossi della libertà umana: questi i temi si inseguono nella complessa partitura di un testo tanto denso, quanto relativamente breve.
8.      Ho cercato di guardare nello “specchio di Erodoto” in modo da restituirgli, per così dire, «da Oriente» la sua stessa immagine aggiornata. Ho posto cioè in rilievo quanto sappiamo attualmente della civiltà persiana antica, allo scopo di condurre un esame incrociato delle sue fonti con quelle greche e latine. Uno dei risultati è che il “padre della storia” è in questo caso più attendibile di quanto comunemente si sia disposti a credere. La dimostrazione di tali assunti ha richiesto un cospicuo apparato filologico e documentario. Possa il piacere del racconto erodoteo e l’interesse dell’argomento alleviarne il peso per chi, senza essere uno specialista del mondo antico, non intende rinunciare a comprendere le radici della nostra cultura.

Comprensione del testo
1.       Riassumi a parole tue le varie sequenze del testo
Analisi del testo
1.       Di che articolo si tratta: è informativo o problematico?
2.       Che cosa si intende per battesimo dell’identità dell’Europa?
3.       Davide e Golia sono diventati nell’immaginario collettivo una metafora: spiegane il significato.
4.       Che cosa si intende nel testo per opposizione Oriente-Occidente nella visione europea delle guerre greco-persiane?
5.       Che cosa ritiene Max Weber sulla battaglia di Salamina?
6.       Spiega le espressioni “dispotismo politico” e “dogmatismo teologico”
7.       Che cosa intende Erodoto per etnocentrismo che caratterizza ogni civiltà e quali effetti negativi esso comporta
8.       Che cosa si intende per ‘relativismo culturale’? se ti devi documentare, fallo pure, ma scrivi a parole tue la risposta.
9.       Serse affronta serenamente la spedizione?
10.    Che cosa spinge Serse a compiere la spedizione?

T 6  Nasce la Filosofia
1.      Da dove veniamo?
2.      Qual è il principio primo dell’Universo?
3.      Da cosa è composta la realtà?
4.      Si tratta senza dubbio di domande difficili, a cui tentarono di rispondere, addirittura 2600 anni fa, i primi filosofi greci. Vediamo insieme chi sono i più famosi e qual era il loro pensiero.
5.      Amore per il sapere: è questo il significato, in greco, della parola “filosofia” ed è proprio quello che spinse i primi filosofi che vivevano in Grecia a ragionare sulla realtà e sull’Universo. I filosofi greci passavano la loro giornata a pensare, a studiare il mondo, a cercare il significato delle cose e dell’esistenza.
6.      I primi filosofi greci si dedicarono a cercare il principio fondamentale dell’Universo, detto “arché”. Ad iniziare fu Talete, padre della filosofia greca: passava così tanto tempo a camminare con il naso rivolto all’insù, contemplando cielo e stelle, che una volta cadde in una buca profondissima! Per Talete il principio di tutto era l’acqua, elemento centrale nella vita degli essere umani e animali e in grado di assumere diversi stati, trasformandosi da ghiaccio a vapore. Per il filosofo Anassimandro invece tutto nasceva da una sostanza indefinita e infinita, detta “Ápeiron”.
7.      Per Anassimene il principio dell’Universo era l’aria, che poteva mutarsi in vento, acqua, terra e fuoco. 
8.      Sicuramente a scuola ne sentirete parlare e non soltanto in filosofia: Pitagora dà infatti il nome ad un noto teorema di geometria che serve a calcolare le relazioni tra i lati di un triangolo rettangolo. Pitagora fu un filosofo e un matematico e, non a caso, considerava il mondo del tutto dipendente dal numero: “Tutto è numero” era il motto suo e dei suoi seguaci, i pitagorici. 
9.      Uno dei più importanti esponenti della filosofia occidentale è Socrate. Non lasciò nulla di scritto, ma fondamentale fu il suo metodo d’indagine della realtà, basato sul dialogo e sull’ironia. Socrate stimolava l’interlocutore ad esporre la sua tesi con continue domande, portando poi le considerazioni a conclusioni talmente assurde da far sì che l’interlocutore stesso ammettesse la propria ignoranza. Fondamento del suo pensiero era “so di non sapere”: Socrate riconosceva che la conoscenza non era definitiva e questo diventava stimolo per conoscere sempre più cose.
10.  Allievo di Socrate, Platone mise al centro del suo pensiero la “dottrina delle idee” per spiegare la conoscenza: per il filosofo greco, l’anima dell’uomo ha già conosciuto l’oggetto della sua ricerca prima della nascita, nel “mondo delle idee”. Una volta scesa nel corpo, l’anima ha in parte dimenticato ciò che ha veduto: l’uomo deve perciò solo recuperare quanto ha già visto. Per questo, secondo Platone, “conoscere è ricordare”.
11.           Chiudiamo il nostro viaggio tra i filosofi greci più famosi con Aristotele, allievo di Platone. Aristotele amava conoscere e scoprire, si occupò davvero di tutto: dalla biologia alla fisica, dalla psicologia alla politica, dalla poetica alla retorica. Scrisse molto su ciascun argomento, creando una sorta di “enciclopedia del sapere”. Si distaccò notevolmente dalle idee del suo maestro e fondò una scuola tutta sua: i suoi seguaci vennero chiamati aristotelici.

Comprensione del testo
1.       Escludendo le domande riassumi a parole tue le varie sequenze del testo
Analisi del testo
1.       Di che testo si tratta?

T 7 L’arte greca
1.      L’arte greca è sicuramente un passaggio molto importante nella storia dell’arte. Insieme all'arte romana, queste due unite sono conosciute solitamente con il nome di arte classica.
2.      L’arte greca ricopre un periodo della storia abbastanza lungo, ed inoltre contiene al suo interno molte delle innovazioni artistiche che hanno dato svolte di grande importanza del campo a livello mondiale. Vediamo dunque una breve storia di quest’arte.
3.      L’arte greca, formalmente è chiamata come l’arte perfetta, è un’arte che si può davvero definire così, in particolare dal periodo del Neoclassicismo in poi. Poiché per i Greci in questo periodo la ricerca della perfezione estetica voleva dire tutto, e questo inciderà particolarmente nella scrittura, ma anche nella pittura e architettura.
4.      In ogni caso è comunque importante dare una data a questo periodo storico. Generalmente l’arte greca viene divisa in quattro periodi storici principali, l'uno seguito dall'altro. La ricerca dell’esser bello e il particolare interesse all'estetica, i Greci hanno contribuito particolarmente alla produzione artistica di questo periodo sotto ogni sua forma. Nell'ambito della scrittura solitamente si dava grande spazio all'anatomia umana.
5.      La figura dell’uomo veniva rappresentata come un eroe, dai tratti fermi e vigorosi, in posizione che ne esaltava ogni tratto.
6.      Con il passare del tempo molte più figure entrarono a far parte della scultura greca, come altre figure umane (in particolare i bambini) ed anche animali. dell'arte greca la pittura è sicuramente la sezione più sconosciuta. Infatti a differenza di quello che si potrebbe pensare, anche questa sezione era una certamente una forma artistica a cui i Greci dedicavano particolare attenzione.
7.      Anche se veniva pratica in due modi diversi, su muro e su tavola, sfortunatamente è andata comunque persa quasi del tutta. Infatti sono rimasti pochissimi esemplari, tra cui uno dei più noti è senz'altro “La tomba del truffatore”, opera del 480 a. C. per i Greci, la sezione che ha indubbiamente che ha fatto parte di un ruolo importante è l’architettura. Infatti vi si trovato soprattutto molti importanti luoghi sacri, cioè i templi, che venivano costruiti per le divinità. Fino all’anno del 700 a. C.
8.      Dopo la tendenza del dorico robusto, subentra successivamente lo stile ionico, con linee che si possono definire più morbide. Quest’ultimo si colloca intorno al 550 a. C. Ed un tempio attinente a questo stile e senz’altro il Tempio di Artemide e Efeso (prima della ricostruzione intorno all’anno 300 a. C).

Comprensione del testo
1.       Escludendo le domande riassumi a parole tue le varie sequenze del testo
Laboratorio
Servendoti del libro di Educazione artistica delle medie sviluppa una relazione con documentazione iconografica su uno di questi argomenti:
1.      Le origini e l’evoluzione del tempio greco
2.      Le origini e l’evoluzione della scultura greca a tutto tondo
3.      Le origini e l’evoluzione della scultura greca a rilievo
4.      Le origini e l’evoluzione della ceramica
5.      Le caratteristiche del periodo arcaico, classico ed ellenistico

T 8 La “paideia” nel mondo classico
1.      Voi, cari giovani amici, che a volte vi lamentate della troppa disciplina da rispettare a scuola e a casa vostra, probabilmente quando leggerete ciò che vi sto per raccontare vi sentirete molto fortunati. Soprattutto vi sentirete molto più liberi di come vi sentite a volte e considererete, in fondo, molto buoni con voi sia i vostri insegnanti che i vostri genitori... Insomma, a molti bambini e ragazzini dei tempi antichi andava peggio che a voi. Leggete qui come venivano educati i vostri coetanei tanti secoli fa.
2.      Antica Grecia: tutti con mamma fino ai 7 anni
3.      I primi sette anni di vita di un bambino della Grecia antica trascorrevano in casa. Molti i termini greci che definivano l'essere bambino. Si parte da páis (fanciullo/a, figlio/a), népios (bambino/a piccolo/a, infante), bréphos (neonato/a), néos (giovane non adulto/a), paidìon (bambinetto/a).
4.      In questi primi sette anni di vita, la madre allattava il piccolo al seno fino ai due o tre anni d'età, lo coccolava e ci giocava. Qualche volta la aiutava anche il padre, ma doveva contare soprattutto sulla balia e su una nutrice anziana che curava materialmente il bambino, gli raccontava fiabe e storie e gli preparava i giochi. Fra questi ultimi c'erano l'altalena, il salto con la corda, il lancio dell'aquilone, i sonagli per i più piccoli, la palla, la trottola, i carretti, gli arnesi da cucina per le femmine e molti giocattoli.
5.      Dopo i sette anni c'era la scuola, che era frequentata soltanto dai figli e dalle figlie delle famiglie benestanti, visto che era finanziata proprio dalle famiglie. Lì, sotto la guida di un maestro chiamato pedotriba, i bambini facevano esercizi fisici e ginnici, con il citarista imparavano a suonare uno strumento, a cantare e a danzare, con il grammatista o didascalo imparavano a leggere e a scrivere. Imparavano i testi classici a memoria. A casa il pedagogo, che era uno schiavo, insegnava ai meno abbienti o, nel caso dei piccoli che potevano frequentare la scuola, ripassavano le lezioni e insegnavano le buone maniere e la disciplina. Sia a scuola che a casa l'educazione e l'istruzione erano molto rigide: non poche volte i cattivi comportamenti erano puniti con le mani o con oggetti, come i sandali ad esempio.
6.      Nell'antica Roma accadeva più o meno lo stesso: i bambini stavano a casa fino ai sette anni, allattati, coccolati ed educati dalle mamme, dalle balie e dalle nutrici.
7.      Dopo i sette anni, come in Grecia, andava a scuola chi se lo poteva permettere, perché anche a Roma essa era finanziata dalle famiglie. Nel caso della scuola romana, il pedagogo di casa, uno schiavo, accompagnava il bambino a scuola e assisteva anche alle lezioni, lo portava in giro per la città dopo la scuola e, come in Grecia, ripeteva le lezioni al bambino. A scuola i bimbi imparavano a leggere, scrivere e far di conto, mentre fra scuola e casa avevano la possibilità di giocare molto: palle, cerchi, trottole, dadi, bambole per le bambine e molto altro. A scuola e a casa le punizioni erano spesso manesche. Altro che note sul registro...
8.      Come in Grecia, si andava a scuola all'alba. Fuori il pedagogo comprava la colazione al bambino. Alla pausa proprio per la colazione, il bimbo andava a casa e tornava a scuola nel pomeriggio, terminando la giornata con un bagno. Gli allievi migliori ricevevano piccoli premi dai maestri. A Roma il bambino era chiamato infans o parves puer. L'infanzia (infantia) durava appunto, per i Romani, sette anni. 
9.      La Grecia era divisa in polis, ossia in Città-stato indipendenti l'una dall'altra. E anche l'educazione dei bambini e dei ragazzi era differente, ad esempio, da Sparta ad Atene.
10.  In genere, tuttavia, erano presenti la corsa, l'esercizio fisico e la caccia, che i bambini esercitavano completamente nudi. La caccia non consisteva soltanto nel catturare animali per poi mangiarli; era, per i giovani Greci, l'occasione di conoscere il proprio territorio, i propri boschi, le piante, gli animali, i venti, i corsi d'acqua, il mare e ogni aspetto naturale. Per la buona salute, la forza fisica e la bellezza, i Greci imponevano ai loro bambini un regime alimentare basato soprattutto sui cibi freddi. Importante che se li servissero da soli. La caccia era anche un pretesto per il controllo del territorio, oltre che per la sua conoscenza, considerata un sapere fondamentale. A caccia i giovani erano accompagnati dai loro fedeli cani. Nell'addestramento dei giovani alla battaglia, non solo era importante la caccia a mani nude, ma anche andare scalzi d'inverno e dormire per terra, in modo che crescessero abituati alle condizioni sfavorevoli e potessero temprare il loro carattere e sviluppare il coraggio.
11.  Per esercitare la precisione, i giovani potevano cacciare gli animali anche lanciando giavellotti, bastoni o lance. Esistevano delle apposite gare di caccia in cui i giovani, al termine della sfida, erano chiamati ad esibire le loro prede. Di gare per giovani ce n'erano molte, soprattutto quelle di corsa. Corsa che veniva allenata soprattutto nei boschi inseguendo le lepri. Oltre a ciò, i giovani dovevano esercitarsi nella ginnastica e nella danza. Entrambe le discipline venivano praticate nei ginnasi, delle specie di palestre che in Grecia erano molto comuni. Danzare era considerato importantissimo per lo sviluppo armonico del corpo attraverso il ritmo; anche nel teatro greco la danza era un elemento fondamentale, con i giovani spesso protagonisti.
12.  Ma in Grecia si pensava solo al corpo?
13.  Niente affatto. L'educazione si svolgeva su due binari che tra di loro erano assolutamente complementari: il corpo e la mente. L'educazione intellettuale si basava soprattutto su scrittura, musica e giochi. Ma anche sulla matematica. Fra gli strumenti da imparare a suonare c'erano la lira e il flauto. C'era lo studio dei poemi, la lettura, la scrittura su tavolette o rotoli di papiro. Le femmine erano educate soprattutto attraverso la danza, la poesia, la musica, la scrittura. Per quanto concerne gli esercizi ginnici, alle femmine erano consentiti solo a Sparta e soprattutto il nuoto. Era previsto anche il momento dello svago. Uno dei giochi più praticati sia dai maschi che dalle femmine era quello degli astragali. Consisteva nel danzare seguendo il ritmo dettato da un maestro.
14.  A Roma, a sette anni l'infans diventava un puer, termine che ha la sua radice nella parola purus
(puro),  ma che in realtà, a Roma, significava “non abile per la guerra”.
15.  Dai sette ai quattordici anni i ragazzini andavano a scuola, dove oltre a leggere e a scrivere imparavano a memoria anche i più importanti testi classici.
16.  I giovani romani erano sottoposti ad esercizi molto duri per sviluppare la forza muscolare che poi sarebbe servita in battaglia.
17.  In seguito potevano frequentare corsi superiori, ma in tutti i casi erano chiamati alle esercitazioni militari, molto dure e rigide. Pensate un po', ragazzi: in teoria dai quattordici ai diciassette anni si poteva già combattere in guerra.
18.  E non era affatto raro che ciò accadesse!
19.  Gli storici dell'epoca raccontano di molte vite giovanissime spezzate in battaglia... Le bambine, dal canto loro, potevano sposarsi appena compiuti i dodici anni. Ma in realtà, era frequente che si sposassero anche prima dei dodici anni – cosa che in Grecia non accadeva – e che avessero figli prima di tale età! In generale, i maestri più validi dei giovani Romani a scuola erano quasi tutti di origine greca, di solito fatti venire apposta da Atene per istruire in modo ottimale i giovani. Nonostante questo, c'è da dire che ad alcune cose che erano importanti per i Greci, e anche per i vicini Etruschi, i Romani non hanno dato molto peso nell'educazione e nell'istruzione degli adolescenti. Ad esempio, non esisteva un insegnamento capillare della musica e della danza, che erano perlopiù lasciate a chi aveva la volontà di apprenderle in modo autonomo. Non avevano la stessa importanza che in Grecia neanche la caccia e la corsa, e più in generale l'esercizio ginnico. A Roma l'esercizio fisico si basava meno sull'agilità e molto di più sulla forza, con tanta lotta. Insomma, per concludere, io direi che a voi, cari amici, non è andata poi tanto male. Che ne dite?

Comprensione del testo
Riassumi a parole tue, sequenza per sequenza, il brano precedente
Analisi del testo
1.       Individua i vocaboli ci cui non conosci il significato e indicane il tipo di scarto linguistico
2.       Studia con attenzione la nota 7. Di ognuno di questi vocaboli trascrivine il significato, individuane la radice[7] e indicane il percorso di formazione partendo dal nome primitivo.
3.       Cerca vocaboli con la stessa radice etimologica che costituiscono una famiglia di parole.
4.       Individua nel testo le parole che derivano da suffissi che le alterano.
5.       Individua nel testo le parole che sono falsi alterati.
6.       Individua nel testo i nomi composti e indicane il tipo si composizione che contengono suffissi portatori di particolari significati.
7.       Individua nel testo le parole che contengono prefissi portatori di particolari significati.

Approfondimenti
Confronta la vita quotidiana del\la ragazzo\a del mondo antico con la tua, individuandone i punti comuni e le differenze, spiegandone le motivazioni dell’oggi.




[1] On dispose de peu de détails sur la vie de Phidias. Né à Athènes peu après la bataille de Marathon, il est l'élève d'Agéladas et apprend la technique du bronze à l'école d'Argos, en même temps que Myron et Polyclète. Il semble avoir véritablement commencé son activité en -479 et l'avoir terminée en -432.
Sa première grande œuvre est une colossale Athéna Parthénos pour l'Acropole, en -460. Il est ensuite choisi par Périclès pour exécuter des statues pour le Parthénon, et aussi pour superviser l'ensemble des travaux de sculpture. Il réalise lui-même la statue chryséléphantine d'Athéna Parthénos, dédiée en -438, et réalise des maquettes pour les deux frontons, les 92 métopes et la frise. Il surveille étroitement leur exécution par son atelier avant de partir, en -437, à Élis et Olympie, où il réalise son Zeus chryséléphantin, l'une des Sept Merveilles du monde.
Quand il rentre à Athènes en -433, il est victime d'une manœuvre destinée à discréditer, à travers lui, son protecteur Périclès. Chargé de tous les projets de construction, Phidias est d'abord accusé du détournement de l'or destiné à la statue d'Athéna, puis il est disculpé par une pesée des éléments en or. Ensuite, il est accusé d'impiété parce que, lors de la représentation de la bataille des Amazones sur le bouclier d'Athéna, il a sculpté le personnage d'un vieillard chauve lui ressemblant et a introduit un autre personnage ressemblant très fortement à Périclès se battant contre une Amazone.
Jeté en prison, il est ensuite exilé à Olympie où il meurt.
[2] The battle of Salamina saved Greece from Persian domination and the Greek epic struggle became the emblem of every war in defense of freedom against the servitude of civilization against barbarism.
Not only that, but it was on the ideological reading of that event that was defined for the first time the radical opposition Europe-Asia, West-East, which geographical spaces where those opposed principles would be naturally at home.
Over and over again, from antiquity to today, that paradigm has reappeared and almost always to justify wars or aggression or preventive ones.
Herodotus, instead, proves capable of a story that goes far beyond ideological mystifications and gives facts back to an exquisitely historical reading.
The merit of the essay by Gabriella Bodei Baglioni lies in the ability to give back and make the analysis of the great Greek historian of great relevance.
We propose the reading of the introduction to the essay, which is suggested reading in the Reading section of History.
[3] Xerxes I, called Xerxes the Great, was the fourth king of kings of the Achaemenid dynasty of Persia.
Like his predecessor Darius I, he ruled the empire at its territorial apex.
He ruled from 486 BC until his assassination in 465 BC at the hands of Artabanus, the commander of the royal bodyguard.
Xerxes I is one of the Persian kings identified as Ahasuerus in the biblical Book of Esther.
He is also notable in Western history for his failed invasion of Greece in 480 BC.
His forces temporarily invaded Greece north of the Isthmus of Corinth until the losses at Salamis and Plataea a year later reversed these gains and ended the second invasion decisively.
Xerxes also crushed revolts in Egypt and Babylon and changed his title from "king of the Babylonians/Chaldeans" to "king of the Persians "immediately after succession.
Xerxes oversaw the completion of various construction projects at Susa and Persepolis.
[4] Inhabitants of Kafiristan, a small region in the mountains south of the Pamir, west of the Chitral River, bisected by the Afghanistan-Pakistan border line.
A mysterious population lives there, a tiny ethnic minority that keeps its own polytheistic religion unchanged, which has its own habits and customs.
[5] superbia
[6] L'Empire achéménide est le premier des Empires perses à régner sur une grande partie du Moyen-Orient durant le Ier millénaire av. J.-C. Il s'étend alors au nord et à l'ouest en Asie Mineure, en Thrace et sur la plupart des régions côtières du Pont Euxin ; à l'est jusqu'en Afghanistan et sur une partie du Pakistan actuels, et au sud et au sud-ouest sur l'actuel Irak, sur la Syrie, l'Égypte, le Nord de l'Arabie saoudite, la Jordanie, Israël et la Palestine, le Liban et jusqu'au nord de la Libye.
Le nom « Achéménides » (en vieux perse : Haxāmanišiya) se rapporte au clan fondateur qui se libère vers 550 av. J.-C. de la tutelle des Mèdes, auparavant leurs souverains, ainsi qu'au grand empire qui résulte ensuite de leur fusion. L'empire fondé par les Achéménides s'empare de l'Anatolie en défaisant la Lydie, puis conquiert l'Empire babylonien et l'Égypte, unissant les plus anciennes civilisations du Moyen-Orient dans une seule entité politique de façon durable. L'Empire achéménide menace par deux fois la Grèce antique et s'effondre, vaincu par Alexandre le Grand, en 330 av. J.-C., non sans léguer aux diadoques qui lui succèdent, une partie de ses traits culturels et politiques.
Durant les deux siècles de sa suprématie, l'Empire achéménide a développé un modèle impérial reprenant de nombreux traits de ses prédécesseurs assyriens et babyloniens, tout en présentant des aspects originaux comme une souplesse et un pragmatisme constants dans ses relations avec les peuples dominés, tant que ceux-ci respectaient sa domination. Les rois perses ont réalisé des travaux importants sur plusieurs sites du cœur de leur empire (Pasargades, Persépolis, Suse), synthétisant les apports architecturaux et artistiques de plusieurs des pays dominés et exprimant avec pompe leur idéologie impériale.
[7] La lingua è fatta di parole. Le parole hanno un significante, cioè una forma scritta, e hanno un significato ossia esse esprimono un concetto.
Chi ha deciso la corrispondenza tra significanti e significato? Sarebbe impossibile cercare un chi, noi possiamo dire però che sono state le persone che hanno accettato di dire e poi di scrivere una certa cosa in un certo modo.
A volte succede di imbattersi in esercizi in cui è richiesto il riconoscimento di prefissi, radici, desinenze, suffissi o di trovare le parole alterate (diminutivi, vezzeggiativi, accrescitivi, dispregiativi).
Le parole sono formate da una radice e da una desinenza:
La radice è quella parte della parola (nome, aggettivo, verbo) che non si modifica e che ci fa capire di che cosa stiamo parlando, mentre la desinenza cambia in base al genere (maschile o femminile) e al numero (singolare o plurale). Possiamo dire perciò che:
1.       la radice esprime il significato fondamentale della parola;
2.       la desinenza indica le caratteristiche morfologiche e grammaticali delle parole.
Nei verbi la desinenza indica il modo, il tempo, la persona, il numero.
In base alla loro composizione i nomi si distinguono in nomi primitivi, derivati, alterati composti
1.       I nomi primitivi sono formati solo da radice e desinenza
2.       I nomi derivati sono tutte le parole che derivano da un altro vocabolo italiano e che oltre a contenere la radice, contengono fra radice e desinenza un altro elemento, detto suffisso che modifica il significato ma non lo contraddice, semmai lo perfeziona. Es.: Casetta indica una casa piccola e graziosa, caseggiato indica un gruppo di case, casamento una casa di tipo popolare con tanti appartamenti, casolare è una casa isolata di campagna e così via. La derivazione può avvenire anche mediante prefisso.
I prefissi sono elementi che sono messi prima delle radici delle parole per formare parole derivate. Quando il prefisso è una parola a sé ed è quindi dotato di un significato autonomo facilmente identificabile, si parla più propriamente di prefissoide. Per es.: educazione mal-educazione.
La derivazione è stata una delle maggiori risorse per l’arricchimento continuo del lessico.
3.       I nomi alterati sono tutte quelle parole che aggiungono alla radice del nome determinati suffissi che hanno la funzione di dare al nome un particolare valore espressivo. L’italiano è ricco di queste possibilità espressive.
a)       Il diminutivo  prevede l'uso di suffissi come –ino\ ian, -ello\ella, -etto\etta  oppure –uccio\uccia (es: bicchierino, asinello, isoletta, calduccio) per trasmettere un senso di piccolezza dell'oggetto di cui si parla o per esprimere concetti di intimità, qualità e affetto. Il diminutivo ha come opposto l'accrescitivo.
b)       L'accrescitivo prevede l'uso di suffissi atti a trasmettere un senso di grandezza, maggiore intensità dell'oggetto di cui si parla o per esprimere concetti di qualcosa di grottesco, con effetto peggiorativo: l'accrescitivo si esprime con i suffissi -one per il maschile, e -ona per il femminile L'accrescitivo ha come opposto il diminutivo.
c)       Il vezzeggiativo prevede l’uso di nomi alterati con suffissi di valore diminutivo che conferiscono una sfumatura di gentilezza e di grazia ed esprimono affetto, simpatia, cordialità. I suffissi del vezzeggiativo sono –otto\otta, -etto\ etta, – ello ella, -uccio\uccia. Il vezzeggiativo è il contrario del dispregiativo.
d)       Il dispregiativo prevede l’uso di nomi alterati con suffissi di valore il cui significato è peggiorativo con una forte componente affettiva. I suffissi sono accio/accia, astro/astra, ucolo /ucola, iciattolo/iciattola
4.       I Falsi alterati - Attenzione a non considerare alterati nomi che in realtà non lo sono: tacchino (non è il diminutivo di tacco) bottone (non è accrescitivo di botte) mattone (non è accrescitivo di matto) focaccia (non è dispregiativo di foca) occhiello (non è diminutivo di occhio) burrone (non è accrescitivo di burro) colletto (non è diminutivo di collo) collina (non è diminutivo di colla) limone (non è accrescitivo di lima) cerotto (non è accrescitivo di cero).
5.       nomi composti sono nomi costituiti da due o più parole unite insieme; possono essere formati da:
a)       un nome + un nome (arcobaleno);
b)       un nome+un aggettivo (cassaforte);
c)       un aggettivo+un nome (francobollo);
d)       un aggettivo+un aggettivo (pianoforte);
e)       un verbo+un nome (cavatappi);
f)        un verbo+un verbo (lasciapassare).

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