Benvenuti in Quaderni di Lettere di Massimo Capuozzo

Sono presenti in questo sito le mie lezioni di grammantologia nel corso degli anni collaudate sul campo. Per le parti riguardanti la Storia mi sono valso della collaborazione del Dott. Antonio Del Gaudio

mercoledì 4 gennaio 2017

Classe II - Grammantologia - Modulo III - Unità 11 - 12

XI UNITÀ
Educazione letteraria. La metrica classica - Nell’età classica la poesia era quantitativa, si basava cioè sull’alternanza tra sillabe lunghe e sillabe brevi: il metro più diffuso era l’esametro, verso nei quali è scritto il poema[1] classico. Essa doveva essere letta o declamata, scandendola rigorosamente a tempo, sebbene recenti studi linguistici abbiano messo evidenza la natura melodica delle due lingue classiche, che la faceva assomigliare quasi più alle lingue orientali che alle attuali lingue neolatine.

Comunicazione Parafrasi – La parafrasi indica la trasformazione di un testo scritto nella propria lingua, ma in un registro linguistico distante (sia esso arcaico, elevato o poetico) in prosa nel registro medio e attuale.
Il processo di parafrasi prevede dunque operazioni come:
·         la ricostruzione sintattica e delle figure sintattiche,
·         la sostituzione degli scarti linguistici (forma linguistica antica, scomparsa o desueta) e degli altri scarti linguistici[2]
·         l’esplicitazione delle figure retoriche di significato
·         la riscrittura in prosa del testo poetico.
Possono anche essere operati dei chiarimenti di alcuni punti del testo: una buona parafrasi include infatti tutti i dettagli e rende il testo originale più semplice da comprendere. Poiché il testo risultante è normalmente più ampio del testo di partenza, quest’operazione si oppone a quella del riassunto.
Come necessario effetto collaterale della parafrasi, il profondo rapporto tra significante e significato, tipico della comunicazione letteraria e fulcro dei testi poetici finisce normalmente sacrificato.

Riflessione sulla lingua. La ricostruzione sintattica e delle figure sintattiche La poesia fonda il suo messaggio sulla ricerca di un linguaggio particolare, diverso da quello ordinario ed ottiene quest’effetto anche modificando l’ordine che normalmente le parole assumono all’interno di una frase.
Lo studio di questi cambiamenti riguarda l’aspetto sintattico del testo poetico quindi la parafrasi deriva dall’osservazione su come vengono disposte le parole nella frase[3] e le frasi nei periodi[4] e dalla modificazione della costruzione[5] secondo il linguaggio prosastico.
Alcuni di questi cambiamenti, detti figure sintattiche, caratterizzavano la sintassi della poesia classica e sono stati ampiamente utilizzati fino alla fine dell’800.
La poesia del ventesimo secolo utilizza di meno le figure sintattiche, prediligendo invece le figure di significato, ma questo non significa che esse non si trovino in moltissimi autori.
Tra le più comuni figure sintattiche si trovano: 
·         Anafora[6]
·         Anastrofe[7] o inversione
·         Antitesi[8]
·         Asindeto[9]
·         Chiasmo[10]
·         Climax[11]
·         Iperbato[12]
·         Parallelismo[13]
·         Polisindeto[14]

La tomba nel Busento a. D. 410
Di August Graf von Platen trad. di Giosué Carducci
·         Prima della definitiva caduta dell’impero romano si verificarono numerose incursioni dei popoli barbari e, tra questi spiccò per violenza il popolo dei Goti che, al comando del re Alarico nell’anno 409, valicate le Alpi Giulie discese il Veneto, attraversò il Po e, seminando dovunque miseria e fame, giunse a Roma: era l’anno 410.
·         L’esercito barbaro entrò in Roma e i Goti la devastarono e la saccheggiarono per sei giorni. Per ordine di Alarico furono rispettati gli edifici e le chiese cristiane. Successivamente il re condusse il suo esercito, carico di bottino, verso sud, attraversò la Campania e penetrò in Calabria in direzione di Reggio, ma presso Cosenza, Alarico fu colto da violenta febbre malarica e in pochi giorni morì. Prima di spirare ordinò che fosse sepolto nel letto del fiume Busento e le cui rive gli ricordavano le natìe sponde del Danubio. I suoi soldati attraverso il lavoro di migliaia di schiavi, in pochi giorni deviarono un tratto del fiume e nel suo letto naturale scavarono una profonda fossa dove deposero Alarico, a cavallo con tutte le sue armi. Quindi ricoprirono la fossa e riportarono le acque del fiume nel suo percorso originario e,  affinché mai nessuno ne violasse la tomba, fecero strage tutti gli schiavi.
·         Con questa lirica Carducci ci avvolge in un’atmosfera selvaggia e, quasi in una realtà virtuale, e ci coinvolge in un dramma pagano nel quale par di udire i cupi canti e i rulli dei tamburi, in una notte di lutto vagamente rischiarata dai fuochi dell’accampamento. Sentiamo vivissima l’emotività serpeggiare tra quegli uomini e, pervasi da empatica tristezza, scordiamo per un istante le atrocità che quei barbari per anni perpetrarono.
·         Questa armoniosa lirica, già di per sé esaustiva pur nella breve descrizione di quel momento storico, con l’incalzante ritmicità nella diffusa rude malinconia dell’evento, svela la commossa partecipazione del Poeta nel dipingerci un realistico scenario impregnato  di vita e di morte.

1.      Cupi a notte canti suonano
Da Cosenza su ‘l Busento[15],
Cupo il fiume gli rimormora[16]
Dal suo gorgo sonnolento.

2.      Su e giù pe ‘l fiume passano
e ripassano ombre lente:
Alarico[17] i Goti piangono,
il gran morto di lor gente.

3.      Ahi sì presto e da la patria
così lungi avrà il riposo,
mentre ancor bionda per gli omeri
va la chioma al poderoso[18]!

4.      Del Busento ecco si schierano
su le sponde i Goti a pruova[19],
e dal corso usato il[20] piegano
dischiudendo[21] una via[22] nuova.

5.      Dove l’onde pria muggivano,
cavan[23],  cavano la terra;
e profondo il corpo calano,
a cavallo, armato in guerra.

6.      Lui di terra anche ricoprono
e gli arnesi[24] d’or lucenti:
de l’eroe crescan su l’umida
fossa l’erbe de i torrenti!

7.      Poi, ridotto[25] a i noti tramiti,
il Busento lasciò l’onde
per l’antico letto valide.
spumeggiar tra le due sponde.

8.      Cantó allora un coro d’uomini:
– Dormi, o re, ne la tua gloria!
Man romana mai non víoli
la tua tomba e la memoria! –

9.      Cantó, e a lungo il canto udivasi[26]
per le schiere gote errare:
recal[27] tu, Busento rapido,
recal tu da mare a mare.

 

LAVORIAMO SUL TESTO

Lessico
1.      In questa poesia Carducci parlando, del Busento lo definisce fiume: in realtà esso fa parte del bacino idrografico del Crati. Spiega con l’aiuto del vocabolario che cosa si intende per fiume, canale, torrente ruscello, affluente, emissario, immissario ed infine che cosa si intende per bacino idrografico.
2.      Individua gli scarti linguistici presenti nel testo e, per ciascuno scarto, dopo averlo classificato, indicane la definizione, dopo un’accurata scelta nel vocabolario.
Figure sintattiche
3.      Individua e trascrivi tutte le figure sintattiche presenti nel testo ricostruiscile sintatticamente svolgine l’analisi logica e spiega eventualmente la loro finzione.
4.      Di figure sintattiche incontrate fanne un esempio come se volessi pubblicizzare dei prodotti da immettere sul mercato
Struttura
5.      In quante parti può essere divisa la poesia?
6.      Individua i nuclei delle singole parti, riassumendo in poche parole ciascun nucleo.
Analisi del testo        
7.      Il testo fa leva principalmente su descrizioni[28], su ragionamenti[29], su emozioni[30]? Argomenta la tua risposta indicando come e perché.
8.      A quale genere letterario[31] appartiene il testo? A quale sottogenere letterario appartiene il testo? Rispetto alla definizione tradizionale del genere letterario o del sottogenere, che cosa mantiene e che cosa trasforma?

 

Le lacrime di Galla Placidia (a. D. 437)

Valeria si stava incamminando lungo una strada di Ravenna[32] che conduceva al mausoleo di Galla Placidia[33], dove lavorava suo padre come mosaicista[34]. Era una splendida giornata, l’ideale per una passeggiata, ma la bambina non immaginava neanche lontanamente quello che le sarebbe capitato.
Infatti, mentre camminava lentamente, fantasticando chissà quali cose meravigliose, udì dei passi provenire in lontananza. La sua gioia fu grande quando vide un intero corteo di soldati e damigelle, ma non essendo molto alta non riusciva a vedere chi fosse l’illustre personaggio che procedeva con tale scorta; comunque fece in tempo a godersi tutto il corteo.
I bellissimi occhi azzurri della bambina non smettevano di guardare con curiosità le sontuose vesti, i bei copricapi, le lance e i mantelli con ricami dorati.
Purtroppo il corteo si allontanò e Valeria non riuscì a godersi lo spettacolo multicolore che era assai raro vedere.
Un po’ scoraggiata, riprese il cammino, ma fu di nuovo allegra quando, voltato l’angolo, si accorse che il corteo si era fermato proprio davanti al mausoleo di Galla Placidia. “Ma allora” esclamò Valeria “è proprio lei il personaggio illustre che viaggia con tutta quella scorta: Galla Placidia, la nostra regina! Oh! Come desidererei vederla e conoscerla! Ma non mi faranno certo passare quelle guardie dall’aspetto così minaccioso… Comunque un sistema lo troverò!”.
Cercando di non farsi notare si nascose dietro un grande albero che nascondeva bene il suo sottile corpo: da lì era facile vedere tutto quello che poteva accadere.
Aguzzando la vista poté scorgere varie donne e soldati e perfino suo padre, ma della regina nessuna traccia. Finalmente ella arrivò ed era splendida: comunicava una grande sensazione di sicurezza per il suo portamento fiero e dignitoso; aveva i capelli raccolti da un diadema e bellissime vesti provenienti da chissà dove; anche se non aveva molti gioielli era bellissima ed elegante; le altre damigelle, pur graziose, in confronto a lei erano insignificanti.
Valeria seguì con lo sguardo la regina quando entrò nel piccolo mausoleo: esternamente l’edificio era molto spoglio, ma, come le aveva spiegato suo padre, dentro era scintillante di mosaici multicolori. Valeria si avvicinò, senza essere vista, al mausoleo e diede un’occhiatina all’interno: proprio al centro vi era Galla Placidia.
La regina guardava i bellissimi mosaici che, sulla volta[35], rappresentavano un cielo turchino punteggiato di stelle d’oro.
Anche se il mausoleo aveva pochissime e piccolissime finestre, da cui entravano tenui raggi di luce, ci si abituava facilmente al buio e gli occhi della bambina poterono distinguere abbastanza chiaramente i colori e le figure.
Ovunque regnavano colori come l’azzurro, il blu e il giallo oro. Valeria notò che la regina ammirava particolarmente la cupola tempesta di giri concentrici di stelle d’oro e le bianche colombe che si abbeveravano a una fontana.
Seguendo gli occhi della regina la bimba capì che ella guardava con attenzione i dettagli, la disposizione delle tessere dei mosaici. “Forse” pensò Valeria “cerca di immedesimarsi ne paziente lavoro dei musivari[36] e si sforza di immaginare come sarà l’opera ultimata”.
Intanto Galla Placidia stava ammirando i mosaici e non si era accorta della presenza di Valeria; infatti guardava con attenzione la lunetta raffigurante il Buon Pastore con tante pecorelle intorno[37].
Gesù aveva un’espressione pensosa; indossava splendidi abiti dorati che risaltavano sul cielo azzurro. “Vedendo un mosaico” pensava la bimba “sembra un’opera facile da realizzare, ma io mi ricordo ancora le tante fatiche compiute da mio padre; ricordo quando lavorava anche se il tramonto volgeva al termine, per completare una scena”.
Valeria si domandava se i mosaici piacessero alla regina.
Ci mise un po’ di tempo a vedere l’espressione del viso di Galla Placidia, cosa difficile con tutto quel buio, ma quando riuscì a scorgerla, grande fu la sua sorpresa alla vista delle lacrime che scorrevano lungo le candide guance della regina.
“Chissà se sono lacrime di gioia o di dolore?” si domandò la bambina “a cosa starà pensando? Perchè piange?”.
La regina, ora, non sembrava più imponete, ma appariva piccola, così sola e bisognosa di essere protetta che la bambina, se non si fosse ricordata che era la sua regina, sarebbe di certo andata a consolarla, com’era solita fare quando una sua amica si trovava in difficoltà.
Galla Placidia, come se avesse letto le domande nella mente della bambina, si sedette su uno sgabello piuttosto rozzo, che serviva alle persone addette alla costruzione del mausoleo e cominciò a parlare tra sé e sé, non distogliendo gli occhi dai mosaici; benché le lacrime le scorressero lungo le guance, la sua voce era chiara e Valeria non fece fatica a capire quello che diceva.
Mentre parlava, i sui occhi, il suo viso, tutto di lei assumeva un’espressione antica e anche se i capelli erano sempre dello stesso colore, la bambina ebbe l’impressione di avere davanti a sé una donna molto più anziana, simile a tante altre, sconvolta e timorosa per l’avvenire dei suoi figli; ma non poté fare altre osservazioni perché la regina aveva già iniziato a rievocare la sua vita: “Sono nata in una potente famiglia; infatti mio padre era un imperatore romano: il grande Teodosio[38]. Fin da piccola sono cresciuta nella ricchezza e sono stata educata dai migliori maestri; avevo due fratelli, Arcadio e Onorio[39], che alla morte di mio padre si divisero l’Impero d’Occidente e d’Oriente. Mio fratello Onorio spostò la capitale a Ravenna, perché Roma non era ritenuta più tanto sicura.”[40]
Si fermò come se continuare fosse per lei troppo doloroso, ma poi riprese: “Ricordo ancora quando arrivò Alarico[41] che saccheggiò e distrusse tutto; ricordo anche il messaggio del senato che diceva di scappare perchè la città non era più sicura: tutta la gente atterrita correva nella speranza di raggiungere la salvezza, mentre l’odore della morte regnava nelle strade. A stento ero riuscita a salvarmi da quella rovina. Accadde poi un evento che io giudico il peggiore della mia vita: infatti, anche se ero ancora molto giovane, mi costrinsero a sposarmi con Ataulfo[42], re dei Visigoti, successore di Alarico.”
S’interruppe e, ridendo amaramente, disse: “Come potevano pensare che io sarei stata felice di sposare un parente di colui che aveva distrutto la mia città? Comunque non accettarono rifiuti e io fui costretta a sposarmi.
Mi risposai, in seguito, con il patrizio Costanzo dal quale ebbi due figli: Onoria e Valentiniano[43]; ora governo in nome di mio figlio, che è ancora troppo giovane per assumere il potere; il mio desiderio più grande sarebbe che lui crescesse sereno, che diventasse un re buono e giusto e che il popolo lo potesse apprezzare per quello che è”.
Guardava, intanto, la regina, alcuni mosaici che rappresentavano apostoli vestiti come i senatori romani, con la lunga toga bianca.
Galla Placidia proseguì: “Anche se sono abbastanza giovane, mi sento già molto stanca e ho paura per quello che potrà accadere ai miei figli, soprattutto a Onoria, che è ancora una bambina, ma anche a Valentiniano; io forse non ci sarò più quando loro saranno grandi, ma spero che la vita riservi loro anche cose belle, non tragiche come quelle che io ho subito…”.
Rimase un attimo pensosa, poi alzò la testa e disse: “Ora, però, è meglio andare”.
In fretta si asciugò le lacrime e il suo viso ritornò fiero e sicuro; com’era diversa ora dalla donna che piangeva su quel rozzo sgabello dov’era prima! Valeria poté sentire gli elogi che la regina faceva alle persone addette ai mosaici. Poi il corteo si allontanò.
Valeria provava ammirazione e insieme compassione per Galla Placidia: ella voleva infatti mostrarsi energica, ma forse in realtà era debole come un fiore che all’arrivo del vento si piega e perde i candidi petali, triste presagio di tempi futuri, ancora più drammatici per l’impero romano[44].
Valeria sapeva che, se anche la regina se n’era andata, sarebbe rimasto sempre un ricordo di lei in quell’ambiente e nella sua mente; inoltre era sicura che, anche non avendola vista, la regina avesse voluto dividere con lei il suo segreto, il segreto della sua vita.
Valeria giurò a se stessa che non ne avrebbe mai parlato con nessuno, ma che avrebbe custodito quel grande segreto come in uno scrigno, prezioso e dorato com’era il mausoleo di Galla Placidia[45].

LAVORIAMO SUL TESTO
Comprensione
1.      Dividi il testo in sequenze: per ogni sequenza indica un titolo e la natura della sequenza infine riassumi la sequenza in poche parole, cercando di non superare per ogni periodo le trenta parole che hanno un significato (nomi, pronomi, aggettivi, verbi e avverbi).
2.      Qual è il tema[46] centrale del componimento e com’è esposto? Quali sono, se ci sono, i temi secondari e come sono esposti? Quali sono i nessi di relazione[47] fra il tema-centrale e gli eventuali temi secondari?
3.      Analizza in dettaglio, enunciandone però la trattazione, una situazione[48] o un personaggio[49] o qualche particolare immagine presente nel brano, spiegandone la relazione con il tema centrale del componimento.
4.      Il testo fa leva principalmente su descrizioni[50], su ragionamenti[51], su emozioni[52]?
5.      La vicenda è narrata da un narratore esterno[53] o in prima persona un narratore interno[54]? Se si tratta di un narratore esterno, è un narratore onnisciente[55] che esplicita la propria presenza ed esprime giudizi personali oppure è un narratore occulto[56] che si limita a raccontare le azioni e a descrivere i personaggi? inoltre, il punto di vista del narratore esterno o neutro oppure, in qualche momento o in tutta la vicenda, coincide con il punto di vista di qualche personaggio? infine, questo punto di vista cambia, nel corso della narrazione? Se si tratta di un narratore interno chi è? inoltre è il protagonista della vicenda o un personaggio secondario o uno spettatore? infine, dichiara il proprio ruolo oppure lo si deduce dal racconto?
6.      Nella vicenda vi è un protagonista[57]? di chi si tratta? vi è un antagonista[58]? di chi si tratta? vi è un oggetto[59]? di chi o di che cosa si tratta? infine ci sono personaggi secondari come aiutanti[60] ed oppositori[61]? di chi si tratta? Protagonisti e personaggi secondari sono negativi o positivi? quali sono, inoltre, da che cosa emergono le caratteristiche principali dei personaggi? quale relazione esiste infine tra i personaggi del brano? Quale particolare significato conferisce alla vicenda il ruolo assunto dai personaggi ed il rapporto fra i personaggi?
Nel brano sono chiaramente distinguibili le parti in cui i personaggi agiscono da quelle in cui parlano o esprimono i loro pensieri? I pensieri o le parole dei personaggi vengono presentati
XII unità
Riflessioni sulla lingua. Complemento di paragone – Il complemento di paragone indica il secondo termine di un confronto.
Risponde alla domanda: di chi?, dopo il comparativo di maggioranza o minoranza; come? quanto? dopo un com­parativo[62].
Riflessioni sulla lingua. Complemento partitivo - Il complemento partitivo, è il complemento che indica l’insieme di cui fa parte l’elemento di cui si parla.
Il complemento risponde alle domande: tra chi? tra che cosa? all’interno di quale insieme?
Es:. Il lupo era il più cattivo degli abitanti del bosco
Es:. Chi di voi non ha mai sentito la favola di Cappuccetto Rosso?
Il complemento partitivo dipende da:
·         un sostantivo che indica una quantità.
Es:. Una parte di noi non accettò la proposta.
·         un pronome numerale.
Es.: A caso verranno scelti quattro fra i partecipanti.
·         un aggettivo superlativo relativo.
Es.: La balena è il più grande tra i mammiferi marini.
·         un pronome interrogativo.
Es.: Quale delle seguenti parole è un avverbio?
·         un pronome indefinito.
Es.: Ciascuno dei membri del circolo riceverà l’invito.
Può essere introdotto dalle preposizioni “di”, “tra” e “fra”.

Riflessioni sulla lingua. Proposizioni comparative – Le proposizioni comparative sono quelle proposizioni che contengono un confronto con la reggente, compiono cioè il medesimo ufficio del complemento di paragone; perciò si di­stinguono in comparative di uguaglianza, di maggioranza e minoranza.
Esse sono quasi sempre esplicite, eccetto quelle rette da piuttosto che.
Es.: Voglio studiare piuttosto che giocherellare.
Le proposizioni comparative sono collegate alla reggente dalle espressioni: più (meno)... che, più (meno)... di quanto, più (meno)... di quello che, ecc.; al po­sto di più può esserci meglio, al posto di meno può esserci peggio. Usano l’in­dicativo e il congiuntivo.
Es.: Il mio nuovo vestito è più elegante di quanto pen­sassi. (Proposizione subordinata comparativa di maggioranza).
Es.: È un libro me­no interessante di quanto pensassi. (Proposizione subordinata comparativa di minoranza).
Es.: Ho lavorato più di quanto mi fosse consentito. (Proposizione su­bordinata comparativa di uguaglianza).

Educazione letteraria L’esplicitazione delle figure retoriche di significato - Ogni volta che si usa la lingua, allontanandosi dall’uso standard per ottenere un effetto di maggiore efficacia si dice che si usa una figura: essa è quindi l’uso della lingua in modo più o meno distante dall’uso standard.
Lo studio delle combinazioni possibili e degli effetti determinati da un uso lontano da quello standard fu iniziato dai Greci nel sec. V a.C.; i Greci chiamarono retorica (l’arte del dire) questa disciplina.
Le più comuni figure retoriche del significato sono:

La leggenda di Teodorico a. D.  526
Da Rime Nuove di Giosuè Carducci
·         Teodorico, Re degli Ostrogoti, della famiglia degli Amali, è spesso definito “il Grande” per distinguerlo da altri re dei Goti e dei Franchi che ebbero lo stesso nome. Egli ebbe tre sedi o Palazzi Reali: in Verona, in Ravenna e in Pavia.
·         Nel Medioevo la fortuna di questo re d’Italia fu vasta: egli fu considerato il massimo eroe del periodo delle grandi migrazioni. La sua vita è passata nel mito e nella leggenda, con tre cicli narrativi distinti: Teodorico e Ermanarico, le gesta di Teodorico, la sua fine. Il nucleo della vicenda di Ermanarico e Teodorico è pressappoco questo: Teodorico, cacciato dallo zio Ermanarico e fugge in esilio. Si rifugia alla corte del re unno Etzel (Attila), con l’aiuto del quale intraprende diversi tentativi di riconquista che falliscono. Dopo trent’anni riesce a tornare in possesso della sua terra. La leggenda che mette insieme personaggi di epoche diverse (Ermanarico morì nel 375, Attila nel 453), è l’impresa principale della vita di Teodorico: la fondazione di un regno in Italia. 
·         Le gesta di Teodorico, per molti versi simile al ciclo di re Artù, vertono su combattimenti favolosi che del re-eroe contro gli avversari più diversi, per lo più esseri soprannaturali, come giganti e draghi. Le composizioni poetiche tedesche relative a questo ciclo sono per lo più ambientate sulle montagne dell’Alto Adige.
·         Un’opera letteraria di particolare rilievo è la “Thidrekssaga”, databile verso il 1250, la lunga “saga di Teodorico”, una specie di biografia completa e allargata, realizzata probabilmente in Norvegia, ma su materiali di origine tedesca. La narrazione vuole che, dopo la giovinezza e la sua educazione presso Ildebrando, Teodorico si rifugi in esilio da Attila (che tiene corte in Germania). Egli combatte poi contro Ermanrico e rientra a Roma.
·         Nel 524 il re ostrogoto Teodorico fece giustiziare Severino Boezio, già suo consigliere particolare, perché coinvolto con il padre, lo zio e altri personaggi di corte in una congiura - vera o supposta - contro Teodorico stesso. Simmaco, suocero di Boezio, fu travolto nella stessa sua disgrazia e messo a morte nel 525 per ordine di Teodorico. Noto per la sua vastissima cultura, fu autore di una Historia romana, oggi perduta. 
·         I contrasti alla corte ostrogota, tra i nobili romanici e il gruppo dirigente ostrogoto causarono molti odi al giovane re Teodorico, tanto che la sua morte è misteriosa e ammantata di diverse leggende. Una leggenda pavese vuole che il fantasma di Boezio si aggirasse per i luoghi della sua esecuzione, con la propria testa sotto il braccio.
·         Una leggenda, raccolta da Procopio verso il 550, racconta che, durante un pranzo di corte, la vista di un piatto di portata con la testa un grosso pesce che aveva gli occhi vitrei fuori delle orbite ricordasse al re Teodorico il tipo di morte inflitto al suo consigliere Simmaco e che il re, sconvolto da tale visione, cadesse a sua volta morto per improvviso soffocamento. L’Anonimo Valesiano lo fa morire di diarrea per punizione divina, dopo tre giorni di atroci sofferenze, proprio come era accaduto ad Ario, ii fondatore della setta eretica cui Teodorico aderiva.
·         La Thidrekssaga racconta che, visto un bellissimo cervo nelle vicinanze della reggia, il re ordinò di condurgli cavallo e cani. Ma ecco che scorse a poca distanza un cavallo nero mai vista prima, già sellato. Teodorico gli saltò in groppa e iniziò a cavalcare freneticamente verso l’ignoto, tentando invano di smontare. Il cavallo era il diavolo in persona, che lo aveva rapito. A questa versione si è attenuto Giosue Carducci nella sua Leggenda di Teodorico. Nei suoi Dialoghi papa Gregorio Magno (540-604 ca.) riferisce che Teodorico precipitò nel cratere delI’Etna, spinto dalle sue vittime Boezio e Simmaco, cui l’autore aggiunge, non sappiamo quanto a ragione, il pontefice Giovanni. 

1.      Su 'l castello di Verona
batte il sole a mezzogiorno,
da la Chiusa al pian rintrona[78]
solitario un suon di corno,
mormorando per l'aprico[79]
verde il grande Adige va;
ed il re Teodorico[80]
vecchio e triste al bagno sta.
2.      Pensa il dí che a Tulna ei venne
di Crimilde[81] nel conspetto
e il cozzar di mille antenne
ne la sala del banchetto,
quando il ferro d'Ildebrando[82]
su la donna si calò
e dal funere nefando[83]
egli solo ritornò[84].

3.      Guarda il sole sfolgorante
e il chiaro Adige che corre,
guarda un falco roteante
sovra i merli de la torre;
guarda i monti da cui scese
la sua forte gioventù,
ed il bel verde paese[85]
che da lui conquiso[86] fu.

4.      Il gridar d'un damigello[87]
risonò fuor de la chiostra[88]:
— Sire, un cervo mai sì bello
non si vide a l'età nostra[89].
Egli ha i piè d'acciaro a smalto,
ha le corna tutte d'òr.—
Fuor de l'acque diede un salto
il vegliardo cacciator.

5.      I miei cani, il mio morello[90],
il mio spiedo[91] — egli chiedea;
e il lenzuol quasi un mantello
a le membra si avvolgea.
I donzelli ivano[92]. In tanto
il bel cervo disparí,
e d'un tratto al re da canto
un corsier[93] nero nitrí. 

6.      Nero come un corbo vecchio,
e ne gli occhi avea carboni.
Era pronto l'apparecchio[94],
ed il re balzò in arcioni[95].
Ma i suoi veltri ebber timore
e si misero a guair[96],
e guardarono il signore
e no 'l vollero seguir.

7.      In quel mezzo il caval nero
spiccò[97] via come uno strale
e lontan d'ogni sentiero
ora scende e ora sale:
via e via e via e via,
valli e monti esso varcò.
Il re scendere vorría[98],
Ma staccar non se ne può. 

8.      Il più vecchio ed il più fido
lo seguía de' suoi scudieri,
e mettea d'angoscia un grido
per gl'incogniti[99] sentieri:
— O gentil re de gli Amali[100],
ti seguii ne' tuoi be' dí[101],
ti seguii tra lance e strali,
Ma non corsi mai cosí. 

9.      Teodorico di Verona,
dove vai tanto di fretta?
Tornerem, sacra corona,
a la casa che ci aspetta? —
— Mala bestia è questa mia,
mal cavallo mi toccò:
sol la Vergine Maria
sa quand'io ritornerò. — 

10.  Altre cure[102] su nel cielo
ha la Vergine Maria:
sotto il grande azzurro velo
Ella i martiri covría[103],
Ella i martiri accoglieva
de la patria e de la fé[104];
e terribile scendeva
Dio su 'l capo al goto re. 

11.  Via e via su balzi e grotte
va il cavallo al fren ribelle:
ei s'immerge ne la notte,
ei s'aderge[105] in vèr'[106] le stelle.
Ecco, il dorso d'Appennino
fra le tenebre scompar,
e nel pallido mattino
mugghia a basso il tosco[107] mar.

12.  Ecco Lipari, la reggia
di Vulcano ardua[108] che fuma
e tra i bòmbiti[109] lampeggia
de l'ardor[110] che la consuma:
quivi giunto il caval nero
contro il ciel forte springò[111]
annitrendo; e il cavaliero
nel cratere inabissò. 

13.  Ma dal calabro confine
che mai sorge in vetta al monte?
Non è il sole, è un bianco crine;
non è il sole, è un'ampia fronte
sanguinosa, in un sorriso
di martirio e di splendor:
di Boezio[112] è il santo viso,
del romano senator.

LAVORIAMO SUL TESTO

Lessico
1.      Individua gli scarti linguistici presenti nel testo e, per ciascuno scarto, dopo averlo classificato, indicane la definizione, dopo un’accurata scelta nel vocabolario.
2.      Nel brano l'autore fa ricorso a termini letterari, aulici, poetici. Individuali e spiegane significato e valore.
Sintassi
9.      Dal punto di vista sintattico, prevalgono costruzioni difficili, elaboratissime, o espressioni colloquiali? Una volta individuata la prevalenza, spiegane le motivazioni.
10.  Individua e trascrivi tutte le figure sintattiche presenti nel testo ricostruiscile sintatticamente svolgine l’analisi logica e spiega eventualmente la loro finzione.
Struttura
11.  In quante parti può essere divisa la poesia?
12.  Individua i nuclei delle singole parti, e, individuandone la natura, riassumi in poche parole ciascun nucleo.
Analisi del testo
13.  Il testo fa leva principalmente su descrizioni, su ragionamenti, su emozioni? Argomenta la tua risposta indicando come e perché.
14.  A quale genere letterario appartiene il testo? A quale sottogenere letterario appartiene il testo? Rispetto alla definizione tradizionale del genere letterario o del sottogenere, che cosa mantiene e che cosa trasforma?
15.  Quali sono nel testo le figure del significato (metafora, similitudine, allegoria, metonimia, sineddoche, personificazione, antitesi, ossimoro, litote, iperbole  sinestesia) ed in quali versi compaiono?
Le figure retoriche utilizzate sono ricercate, letterarie, oppure fanno riferimento alla realtà quotidiana della situazione descritta e sono caratterizzate dalla concretezza.



[1] Poema - Un poema è una composizione letteraria in versi, per lo più di carattere narrativo o didascalico e di ampia estensione, spesso suddivisa in più parti.
Con questo termine si intende generalmente il genere letterario che comprende tali composizioni.
Un poema è in genere scritto in versi endecasillabi, perché sono versi narrativi, serve per raccontare, ed è molto più lungo di una poesia.
Ha tre momenti fissi:
·         Protasi: riassunto in pochi versi di tutto il contenuto dell’opera;
·         Invocazione: richiesta di aiuto (ispirazione) ad un’entità superiore (dèi, muse della letteratura nell’età classica, Maria nella letteratura religiosa del cristianesimo, oppure una vera donna come nel caso di Ludovico Ariosto)
·         Dedica: nel poema classico, la dedica non è presente in modo scritto perché era destinato alla declamazione orale, dal medioevo in poi la dedica sarà presente per dimostrare gratitudine a chi ospita l’autore.
Un poema può avere vario tono ed argomento e si può distinguere fra l’altro, a seconda della materia, in:
·         Poema cavalleresco - è un insieme di narrazioni e di poemi che trattano tematiche inerenti le gesta dei cavalieri medievali. Si distingue dalla letteratura epica in quanto alterna i toni tipici dell'epica con quelli satirici o grotteschi, per la presenza di interventi soggettivi dell'autore e per la grande varietà delle azioni descritte. Nel Medioevo e nel Rinascimento furono composti in Europa numerosi poemi epici, comunemente raccolti sotto la definizione di epica cavalleresca, perché narrano le imprese dei cavalieri medioevali. Pur ispirandosi alla figura del cavaliere, questi poemi sono spesso molto diversi tra loro. Evidenti sono ad esempio le differenze tra due forme di narrazione epica nate entrambe in Francia: le chansons de geste (materia di Francia) e i romanzi cavallereschi del ciclo di re Artù (materia di Bretagna). I miti e le leggende dei popoli germanici trovarono la loro espressione più importante nel Canto dei Nibelunghi, mentre gli sviluppi della poesia epica in Italia ci mostrano la trasformazione subita nel tempo dall'immagine del cavaliere: il passaggio dagli ideali e dai valori del Medioevo a quelli del mondo rinascimentali modifica profondamente le caratteristiche degli eroi, come risulta evidente, in particolare, dall'Orlando furioso di Ludovico Ariosto.
·         Poema didascalico - è un genere letterario che, in forma di poema si propone di impartire un ammaestramento scientifico, religioso, morale, dottrinale, etc. Il più antico esempio è costituito dal breve poema Le opere e i giorni di Esiodo, risalente all'VIII sec. a.C. contenente una serie di consigli per le opere agricole delle singole stagioni. Nel poema esiodeo il poeta impartisce agli uomini consigli pratici per l'attività fondamentale in una comunità agricola. La poesia didascalica è diffusa nella Letteratura greca e nel III sec a.C. secolo nell'opera I fenomeni di Arato ed è stata ripresa dalla Letteratura latina, con il capolavoro De rerum natura di Lucrezio. Rientrano nel genere didascalico anche le Georgiche di Virgilio, composte intorno al 30 a.C. La poesia didascalica è presente anche abbondantemente nella Letteratura italiana fino da Bonvesin de la Riva, Brunetto Latini e Dante.
·         Poema epico
·         Poema eroico
·         Poema eroicomico è un genere letterario del XVII secolo che ribalta le tecniche stilistiche e i cliché della poesia epica allo scopo di ottenere un effetto comico.
·         Poema sinfonico - Il poema sinfonico è una composizione musicale di solito di ampio respiro che sviluppa musicalmente una idea poetica, ispirata a una opera letteraria in versi o in prosa o ad un'opera figurativa o filosofica. È una derivazione diretta della musica a programma che fu una delle forme predilette dai musicisti romantici, ad esempio Hector Berlioz nella sua Sinfonia fantastica e nell'Aroldo in Italia.
[2] Scarto linguistico – vedi modulo I  
[3] Frase – vedi modulo I
[4] Periodo: è l’insieme di due o più proposizioni collegate in successione logica in modo da formare un’unità funzionale autonoma; le struttura del periodo si distingue in:
·         paratattica quando le proposizioni di un discorso sono coordinate fra loro, senza utilizzare alcuna congiunzione;
·         ipotattico quando il rapporto di subordinazione che esiste tra due frasi viene evidenziato mediante un segno funzionale.
[5] Costruzione: è un’ordinata disposizione delle parole in una frase o delle frasi in un periodo.
[6] Anafora: l’anafora consiste nella ripetizione di una o più parole all’inizio di più versi o enunciati successivi.
Es.:         Per me si va nella città dolente,
per me si va nell’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Come l’allitterazione, anche l’anafora si presenta con frequenza nel linguaggio pubblicitario, per richiamare l’attenzione dell’ascoltatore.
Es.:         Selenia, speciale formula Alfa Romeo... Selenia, il motore dei nuovi motori.
[7] Anastrofe o inversione: l’anafora o inversione consiste nel capovolgimento dell’ordine di alcuni elementi della frase.
Es.:         sempre caro mi fu quest’ermo colle
al posto di quest’ermo colle mi fu sempre caro.
[8] Antitesi: l’antitesi consiste nella contrapposizione di idee, espressa mettendo in corrispondenza parole di significato opposto; conferisce a due immagini consecutive e spesso simmetriche un maggior rilievo, facendo leva sulla loro più o meno accentuata contrapposizione.
Es.:         Pace non trovo e non ho da far guerra
di fuor si legge com’io dentro avvampi
[9] Asindeto: l’asindeto consiste nell’eliminazione delle congiunzioni tra un termine e l’altro, lasciando solo la virgola a separarli; si prenda come esempio la prima parte di Meriggiare.
L’asindeto è una figura sintattica molto usata nella poesia del ‘900.
[10] Chiasmo: il chiasmo è collegato all’inversione, dispone in ordine opposto gli elementi corrispondenti di due versi o frasi.
Es.:         Le donne,     i cavalier
l’armi,           gli amori
[11] Climax: La climax consiste nell’enumerazione di termini in ordine crescente (es.: disagio, paura, terrore).
Questa figura si trova anche in altri settori dell’arte come ad esempio il cinema.
Se invece l’enumerazione dei termini avviene in ordine decrescente (terrore, paura, disagio), si ha l’anticlimax, che è tuttavia molto più raro.
[12] Iperbato: Affine all’anastrofe che rappresenta un’inversione nell’ordine naturale delle parole all’interno di una frase, l’iperbato si produce quando tale inversione comporta lo spostamento di un segmento di enunciato all’interno di un sintagma.
Es.:                         [...] ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
Es.:                         ...tardo ai fiori
ronzìo di coleotteri
(Eugenio Montale, Derelitte..., 1-3)
Es           ...a noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura
[13] Parallelismo: Il parallelismo consiste, al contrario del chiasmo, nel disporre nello stesso ordine gli elementi corrispondenti di due versi o frasi.
Es.:         l’albero cui tendevi
la pargoletta mano
il verde melograno
da’ bei vermigli fior
[14] Polisindeto: il polisindeto, al contrario dell’asindeto, consiste nella ripetizione della congiunzione prima di ogni elemento dell’enumerazione, con l’effetto di dare molta enfasi al verso o alla frase.
Es.:         e sempre corsi, e mai non giunsi il fine;
e dimani cadrò…  (Carducci)
[15] Il Busento è un fiume della Calabria (provincia di Cosenza) confluendo da sinistra nel fiume Crati, dopo avere attraversato Cosenza. Secondo la leggenda, nel 410 il re visigoto Alarico sarebbe stato sepolto nell'alveo del fiume, appositamente deviato.
[16] Fa eco
[17] Alarico - Re dei Visigoti (376- 410) apparteneva ai Balti, una famiglia dinastica gotica. Il loro nome deriva dal termine gotico balþa (baltha), che significa "audace". I suoi membri sono normalmente citati come i Balti.
I Balti furono una delle due stirpi nobili dei Goti che giunsero, al pari degli Amali, alla dignità regale. Mentre gli Amali divennero re degli Ostrogoti, i Balti con Alarico, divennero re dei Visigoti e fondarono un regno nella Gallia romana che durò un secolo e lo estesero alla penisola iberica romana, dove durò circa tre secoli.
Seguace, con i suoi, dell'arianesimo, Alarico fu riconosciuto, ancor giovane, capo dei Visigoti. Nel 396 guidò il suo popolo verso la Tracia, spingendosi da una parte fino a Bisanzio, dall'altra fino in Grecia.
Respinto da Stilicone, generale romano figlio di un vandalo e di una romana, ottenne poi la carica di magister militum e il governo dell'Illirico
Acclamato re dai suoi, Alarico si presentò una prima volta in Italia conquistando Aquileia, ma Stilicone lo sconfisse a Pollenzo e a Verona nel 402, costringendolo a rientrare nell'Illirico. Dopo la morte di Stilicone, Alarico discese in Italia, assediò Roma nel 408 e si astenne dal saccheggiarla dietro un forte compenso in oro. Tuttavia, quando Arcadio, imperatore romano d’oriente,  gli negò la cessione del Norico, provincia romana comprendente la regione alpina tra la Rezia, il Danubio, la Pannonia e le Alpi Carniche. invase nuovamente l'Italia scendendo fino a Roma che espugnò nel 410, abbandonandola per tre giorni al furioso saccheggio dei suoi soldati.
L'evento fece enorme impressione e non pochi attribuirono la caduta di Roma alla vendetta degli dei per il diffondersi del Cristianesimo. Sant'Agostino replicò a tali accuse con la sua opera De Civitate Dei.
Dopo il sacco, Alarico, portando con sé Galla Placidia, sorella di Onorio e Arcadio, scese nell'Italia meridionale, forse per trasferirsi in Africa, ricca di frumento, ma la morte lo colse ai bordi del Busento, nel cui letto fu seppellito, insieme al suo tesoro, dopo che i soldati avevano fatto deviare il corso del fiume, secondo la leggendaria versione dello storico Giordane di origine gota della metà del VI secolo
[18] Possente, forte, vigoroso.
[19] A prova = a tentativi, ma qui va meglio a turno
[20] lo
[21] Aprendo, ma qui scavando
[22] letto
[23] Sta per scavano
[24] utensili
[25] ricondotto
[26] Separa la parola composta
[27]Completa la parola
[28] La descrizione è una rappresentazione con parole di un oggetto, di una persona, di un evento, indicandone le caratteristiche e gli aspetti che possono darne un'immagine efficace e chiara al destinatario. Descrivere è uno dei modi più comuni per far conoscere qualcosa a qualcuno, cioè per informare; per questo la descrizione è utilizzata quando è necessario per creare l'immagine di un oggetto, di una persona o di un animale, fornendo tutti gli elementi che lo compongono o i particolari che lo caratterizzano, in modo che chi legge o ascolta se ne faccia un'immagine il più possibile precisa. Lo scopo fondamentale di ogni descrizione è informare, ma una descrizione può essere usata a scopo persuasivo cioè per indurre il destinatario a valutare positivamente o negativamente l'oggetto descritto, oppure a scopo espressivo, cioè per esprimere, attraverso la descrizione, emozioni, sentimenti, stati d'animo ecc. Mentre le descrizioni informative devono far conoscere l'oggetto in questione in modo fedele, chiaro e completo, impersonale, senza esprimere alcuna opinione o impressione personale e senza alcuna partecipazione emotiva, le descrizioni persuasive o espressive rappresentano l'oggetto della descrizione in modo personale, dando risalto solo ad alcune caratteristiche, facendo trasparire giudizi mediante l'uso di aggettivi che danno un'immagine positiva o negativa dell'oggetto di descrizione, trasmettendo emozioni attraverso un uso particolare del linguaggio che ricorre frequentemente a espressioni figurate e a paragoni.
[29] Il ragionamento è un'operazione della mente per cui, partendo da alcuni giudizi noti, assunti come premesse, se ne scoprono i reciproci legami e si giunge a una conclusione. Il ragionamento, quindi, è un discorso logicamente condotto in cui chi parla o scrive, attraverso argomentazione (insieme di argomenti con cui si dimostra o si confuta una tesi) e dimostrazione (argomentazione deduttiva per provare la verità di una proposizione sulla base di premesse già accettate come vere), presenta una propria opinione - o tesi - e la sostiene proponendo le ragioni a favore e confutando le opinioni contrarie, allo scopo di convincere della validità di quanto dice.
[30] L'emozione è un intenso moto, un impulso (sentimentale o intellettuale) affettivo di durata relativamente breve (relativo alla sfera dei sentimenti e delle emozioni), piacevole o penoso, accompagnato per lo più da modificazioni fisiologiche e psichiche (pallore o rossore, reazioni motorie ed espressive ecc.) dovuto a forte impressione (a differenza di commozione che ha significato affine, implica o sottintende uno stato di eccitazione interiore); nell'uso corrente, l'emozione è un'impressione viva, un turbamento determinati da approvazione, sorpresa, paura, dispiacere, disgusto, aspettativa, rabbia, gioia. Il concetto di emozione si distingue da quello di sentimento, meno intenso e più durevole che da una particolare tonalità affettiva alle nostre sensazioni, rappresentazioni, idee. Secondo questa definizione, mentre l'emozione è involontaria, il sentimento è, come il pensiero, una funzione razionale. All'origine dell'emozione non vi è uno stato interno dell'organismo, ma una percezione di quanto avviene a livello periferico.
[31] Il genere letterario è il luogo all'interno del quale un'opera letteraria trova la sua identità, riconoscendosi in altre ad essa affini per scelte tematiche, stilistiche e strutturali. genere letterario è dunque ciascuna delle suddivisioni che, in conformità a criteri contenutistici e formali, distinguono tradizionalmente la produzione letteraria
1.       Genere saggistico riguarda l'arte di scrivere saggi critici che possono avere due forme: il trattato ed il saggio; il trattato è opera di considerevole estensione che si occupa metodicamente di una scienza, di una disciplina, di una dottrina o di parti di esse; il saggio è uno scritto di carattere critico su un particolare argomento storico, politico, economico, sociologico ecc.
2.       Genere narrativo è assai ampio e variegato e riguarda tutto ciò che ha per oggetto la narrazione di avvenimenti reali, quando sono senza fabula, diario, epistolografia, odeporia, o fantastici, quando sono cum fabula, romanzo, racconto breve, novella, favola e fiaba.
3.       Genere epico riguarda ampia narrazione in versi, avente come oggetto la celebrazione delle imprese di un guerriero o di un intero popolo, colti in avvenimenti in parte leggendari, sull'esito dei quali non poca importanza ha l'elemento soprannaturale. L'epica si articola in vari sottogeneri:
  • L'epica mitologica che ha come oggetto la mitologia,
  • L'epica cavalleresca che ha come oggetto le gesta dei cavalieri medievali,
  • L'epica storica che ha come oggetto eventi storici particolarmente importanti per la vita di un popolo
  • L'epica eroicomica parodia dei poemi epici, particolarmente in voga nel Seicento, in cui un soggetto futile è cantato in tema solenne o un argomento eroico in stile basso e plebeo.
4.       Genere  lirico o lirica è la forma poetica che esprime nel modo più soggettivo e immediato il sentimento del poeta, evidenziandone l'esperienza psicologica, sentimentale, fantastica e autobiografica. La lirica si articola in vari sotto generi:
·         la poesia civile che esalta le virtù proprie del cittadino ed ha la finalità di sensibilizzare su questioni politico-sociali,
·         la poesia didascalica che ha come scopo l’ammaestramento scientifico morale e religioso del lettore
·         l'innografia che ha carattere religioso,
·         la poesia comico-giocosa che si basa sulla parodia e lo scherzo e ha forma apparentemente antiletteraria,
·         la poesia satirica che ritrae con intenti critici e morali personaggi e ambienti della realtà e dell'attualità, in toni che vanno dalla tranquilla ironia alla denuncia, all'invettiva più acre.
5.       Genere drammaturgico riguarda qualsiasi componimento in prosa o in versi destinato alla rappresentazione scenica avente per oggetto un fatto storico o di invenzione e per protagonisti uomini di qualunque condizione sociale esso comprende vari sottogeneri
·         La tragedia è una rappresentazione scenica in prosa o in versi, diviso in atti e scene che abbia per oggetto un fatto grandioso e terribile di personaggi illustri della storia o del mito, tale da provocare negli spettatori una viva emozione, volta a purificarli da determinate passioni (catarsi), e che si conclude con un evento luttuoso (catastrofe).
·         La commedia è la rappresentazione scenica in prosa o in versi, diviso in atti e scene, di un episodio della vita di ogni giorno, con personaggi comuni e spesso di modeste condizioni, per lo più divertente e briosa e nella maggior parte dei casi caratterizzata da un conclusione felice; la commedia a sua volta si suddivide in:
-          commedia di carattere che dipinge un particolare carattere o difetto umano
-          commedia d'intreccio che si fonda su vicende complicate
-          commedia di ambiente che subordina personaggi e intreccio all'ambientazione naturale e umana della vicenda, puntando piuttosto sul colore
-          commedia musicale spettacolo musicale in parte anche recitato, simile all'operetta, con soggetto comico o sentimentale.
·         La sacra rappresentazione è un'opera drammatica di carattere sacro con personaggi sacri.
·         Il dramma pastorale è una composizione drammatica ispirata all'ambiente dei pastori e alla vita campestre. La commedia dell'arte il teatro degli attori italiani nei secoli XVI-XVIII, caratterizzato da recitazione improvvisata su canovacci e dalla presenza delle maschere.
·         Il melodramma è una composizione drammatica, generalmente in versi, musicata e cantata.
·         Il dramma moderno nacque all'inizio dell'Ottocento come reazione all'esaurirsi della necessità storica della tragedia e come esigenza di una maggiore aderenza alla realtà, si e sviluppala in varie direzioni, in corrispondenza delle esigenze ideologiche dell'autore e delle inclinazioni del gusto, dando luogo, cosi, al dramma storico, al dramma a tesi, al dramma borghese, al dramma psicologico.
[32] Ravenna – Città di origine umbra, sorgeva su isolette lagunari al limite meridionale dell’antico delta del Po. Divenne municipio e colonia romana. Augusto vi fece costruire il porto di Classe.
Nel 402 l’imperatore Onorio la scelse come capitale dell’Impero d’Occidente. La sua importanza crebbe grazie a: Galla Placidia, Odoacre (re d’Italia dal 476 al 493, ne fece la capitale del regno), Teodorico (re goto dal 493 al 526). Conquistata dai Greci nel 540, fu il quartier generale degli eserciti bizantini. Fu arricchita di monumenti legati all’imperatore Giustiniano. Seguì la decadenza sotto i Longobardi (dal 751); sotto i Franchi (dal 755) e sotto lo Stato della Chiesa (dal 757).
[33] Galla Placidia (390-450) era figlia di Teodosio I e sorella di Onorio. A giovane età sposò Ataulfo, re dei Visigoti e poi Costanzo III. Regina molto cattolica e molto amante dei suoi figli: Valentiniano III e Onoria. Il mausoleo, legato al suo nome, è un edificio a forma di croce, in mattoni alti e grossi, visibili all’esterno, rivestito di mosaici variopinti all’interno. 
[34] I mosaici erano presenti nelle ville romane e nelle chiese paleocristiane, specialmente sui pavimenti. I mosaici di Ravenna e di Bisanzio sono più ricchi di colori, collocati su pareti, volte e soffitti. 
[35] Volta: all’interno dell’edificio la copertura è a “volte di botte”, basse e pesanti, rivestite di mosaici. Al centro è una cupola, più alta e leggera, anch’essa ornata di mosaici.
[36] Musivari o mosaicisti: addetti alla composizione delle tessere del mosaico. 
[37] Nei mosaici del mausoleo di Galla Placidia sono presenti elementi astratti e realistici. Astratti sono ad esempio i simboli cristiani (il pastore rappresenta Cristo, le pecorelle intorno sarebbero le anime); realistici sono alcuni elementi figurativi: gli apostoli con la toga bianca dei sentori romani, i paesaggi, gli animali. 
[38] Teodosio I visse dal 347 al 385 e divenne imperatore dei Romani dal 379. A lui è dovuto l’Editto di Tessalonica (380). Alla sua morte i figli si divisero l’impero: Arcadio l’Oriente e Onorio l’Occidente.
[39] Onorio imperatore romano d’Occidente, dal 395, sotto la guida di Silicone, successe al padre Teodosio insieme al fratello Arcadio. Subì invasioni ad opera dei Goti di Alarico nel 410 e rivolte militari. Fece anche spostare la capitale a Ravenna (nel 402) perché ritenuta più sicura di Roma.
[40]  Ravenna divenne la capitale dell’impero Romano d’Occidente nel 402.
[41] Alarico (370-470) fu re dei Visigoti (395-410). Invase l’Italia e saccheggiò Roma (410). Morì presso Cosenza e secondo la leggenda fu sepolto nel fiume Basento.
[42] Ataulfo re dei Visigoti e successore di Alarico dal 410; fu sposo di Galla Placidia e attuò una politica di riconciliazione con i Romani. 
[43] Valentiniano III, figlio di galla Placidia, fu imperatore dal 425 (con la reggenza della madre fino al 437), mentre Teodosio II reggeva l’Oriente. Nel 454 uccise il generale Ezio e fu poi ucciso da due soldati di Ezio (generale romano di origine il lirica e vincitore di Attila). 
[44] Ci sarebbero state altre invasioni di popoli “barbari” e guerre. L’impero Romano d’Occidente sarebbe definitivamente caduto nel 476 con la deposizione di Romolo Augustolo da parte del germanico Odoacre. 
[45] La forma e le decorazioni preziose del mausoleo possono suggerire l’idea di uno scrigno. 
[46] Il tema è l’argomento di cui si parla, è l'ipotesi di lettura che il lettore fa sull'argomento di un testo. Un testo ha generalmente non solo un tema generale o argomento principale di cui tratta, ma anche dei temi o argomenti secondari, particolari, che si collegano al tema generale.
[47] I nessi di relazione individuano la coerenza del testo cioè la concordanza di significato fra le parti che lo compongono.
[48] La situazione è un complesso di rapporti che legano l'individuo all'ambiente storico-sociale, condizionando e limitando le sue scelte e azioni.
[49] Il personaggio è una persona che agisce in un'opera letteraria, poetica narrativa e teatrale, che assume nel testo un ruolo fondamentale. Gli eventi, concreti o interiori che siano, inevitabilmente coinvolgono uno o più personaggi, siano essi figure umane o, come succede nella poesia o nelle favole, animali o oggetti cui sono attribuite caratteristiche umane. Il personaggio, come soggetto e oggetto delle azioni ed in relazione con tutti gli altri personaggi, riveste un ruolo, una funzione. Il personaggio è spesso il veicolo dei valori comunicati da un autore e le modalità della sua presentazione, il linguaggio con cui il narratore lo fa esprimere rispondono ai modelli e agli interessi dell'epoca in cui il testo è stato prodotto.
[50] La descrizione è una rappresentazione con parole di un oggetto, di una persona, di un evento, indicandone le caratteristiche e gli aspetti che possono darne un'immagine efficace e chiara al destinatario. Descrivere è uno dei modi più comuni per far conoscere qualcosa a qualcuno, cioè per informare; per questo la descrizione è utilizzata quando è necessario per creare l'immagine di un oggetto, di una persona o di un animale, fornendo tutti gli elementi che lo compongono o i particolari che lo caratterizzano, in modo che chi legge o ascolta se ne faccia un'immagine il più possibile precisa. Lo scopo fondamentale di ogni descrizione è informare, ma una descrizione può essere usata a scopo persuasivo cioè per indurre il destinatario a valutare positivamente o negativamente l'oggetto descritto, oppure a scopo espressivo, cioè per esprimere, attraverso la descrizione, emozioni, sentimenti, stati d'animo ecc. Mentre le descrizioni informative devono far conoscere l'oggetto in questione in modo fedele, chiaro e completo, impersonale, senza esprimere alcuna opinione o impressione personale e senza alcuna partecipazione emotiva, le descrizioni persuasive o espressive rappresentano l'oggetto della descrizione in modo personale, dando risalto solo ad alcune caratteristiche, facendo trasparire giudizi mediante l'uso di aggettivi che danno un'immagine positiva o negativa dell'oggetto di descrizione, trasmettendo emozioni attraverso un uso particolare del linguaggio che ricorre frequentemente a espressioni figurate e a paragoni.
[51] Il ragionamento è un'operazione della mente per cui, partendo da alcuni giudizi noti, assunti come premesse, se ne scoprono i reciproci legami e si giunge a una conclusione. Il ragionamento, quindi, è un discorso logicamente condotto in cui chi parla o scrive, attraverso argomentazione (insieme di argomenti con cui si dimostra o si confuta una tesi) e dimostrazione (argomentazione deduttiva per provare la verità di una proposizione sulla base di premesse già accettate come vere), presenta una propria opinione - o tesi - e la sostiene proponendo le ragioni a favore e confutando le opinioni contrarie, allo scopo di convincere della validità di quanto dice.
[52] L'emozione è un intenso moto, un impulso (sentimentale o intellettuale) affettivo di durata relativamente breve (relativo alla sfera dei sentimenti e delle emozioni), piacevole o penoso, accompagnato per lo più da modificazioni fisiologiche e psichiche (pallore o rossore, reazioni motorie ed espressive ecc.) dovuto a forte impressione (a differenza di commozione che ha significato affine, implica o sottintende uno stato di eccitazione interiore); nell'uso corrente, l'emozione è un'impressione viva, un turbamento determinati da approvazione, sorpresa, paura, dispiacere, disgusto, aspettativa, rabbia, gioia. Il concetto di emozione si distingue da quello di sentimento, meno intenso e più durevole che da una particolare tonalità affettiva alle nostre sensazioni, rappresentazioni, idee. Secondo questa definizione, mentre l'emozione è involontaria, il sentimento è, come il pensiero, una funzione razionale. All'origine dell'emozione non vi è uno stato interno dell'organismo, ma una percezione di quanto avviene a livello periferico.
[53] Il narratore esterno si ha quando la voce narrante non partecipa alla storia che racconta, ma è soltanto la voce narrante che riferisce la storia dall'esterno, parlando in terza persona.
L'adozione del narratore esterno che racconta in terza persona consente di presentare i fatti da più punti di vista e in genere fa sì che la storia sia proposta con un taglio oggettivo ed emotivamente più distaccato.
[54] Il narratore interno si ha quando la voce narrante è uno dei personaggi della vicenda e, quindi, narra in prima persona (io narrante)  i fatti ai quali partecipa o ha partecipalo come protagonista, come figura secondaria o anche in qualità di semplice testimone.
L'adozione del narratore interno che registra i fatti in prima persona comporta necessariamente un punto di vista piuttosto limitato, perché tutta la storia è vista solo attraverso gli occhi del narratore, ma in genere conferisce alla storia la tensione emotiva di una vicenda vissuta come esperienza diretta e personale.
[55] Il narratore onnisciente si ha quando rivela in modo esplicito la sua funzione di narratore e di regista del racconto, intervenendo a fornire spiegazioni, sollecitare l'attenzione del lettore, esprimere giudizi e considerazioni.
[56] Il narratore occulto si ha quando si pone l'obiettivo di una narrazione oggettiva che sembra svolgersi da sé e quindi si limita a raccontare i fatti senza intervenire con spiegazioni o commenti.
[57] Il protagonista è il personaggio principale che è al centro del discorso narrativo, anche quando non compare direttamente in scena.
[58] L’antagonista è il personaggio che contrasta il protagonista sul piano delle azioni o che gli si oppone anche soltanto sul piano psicologico. Spesso è proprio lui a determinare la rottura dell’equilibrio che da inizio alla vicenda, ma può anche entrare in scena quando ormai l'equilibrio iniziale è decisamente già rotto. In ogni caso, con il suo comportamento è sempre il motore dello sviluppo dell'azione.
[59] L’oggetto è il personaggio che costituisce lo scopo dell'impegno o del desiderio del protagonista, contrastato in ciò dall'antagonista. La sua funzione, in un racconto o in un romanzo, è fondamentale perché spesso è, senza alcuna colpa, la causa scatenante della vicenda.
[60] L’aiutante è il personaggio che assiste, aiuta, protegge e favorisce il protagonista. Gli aiutanti che dovrebbero aiutarlo ma che invece, per i motivi più diversi, finiscono per danneggiarlo.
[61] L'oppositore è il personaggio che cerca di ostacolare il protagonista. Di solito l'oppositore è al servizio dell'antagonista di cui quindi è l’aiutante, ma può anche agire di sua iniziativa. Anche gli oppositori possono essere più di uno e possono trasformarsi in falsi aiutanti, cambiando campo e passando dalla parte del protagonista.
[62] L’aggettivo qualificativo - I concetti espressi dagli aggettivi qualificativi e da molti avverbi possono essere soggetti a una gradazione per meglio esprimere una certa intensità espressiva.
La grammatica ha codificato tre tipi di gradazioni:
·         grado positivo, in cui la qualità è espressa senza indicazione di quantità o intensità;
·         grado comparativo, in cui la gradazione intensiva è messa a confronto con un altro termine di paragone o con un’altra qualità posseduta dal soggetto;
·         grado superlativo, in cui la gradazione intensiva è espressa al suo massimo in senso assoluto o relativo:
Grado positivo
Daniela è elegante.
Grado comparativo
Daniela è più elegante di Marta.
Daniela è meno elegante di Marta.
Daniela è elegante quanto Marta.
Grado superlativo
Daniela è elegantissima.
Daniela è la più elegante del gruppo.
Il comparativo - Il grado comparativo dell’aggettivo serve per esprimere un confronto fra due termini, in relazione a una qualità possedute da entrambi o in relazione a qualità diverse da un unico termine.
Es.: La mia amica Valeria è più paziente di me.
Es.: L’ ippopotamo è più vorace che veloce.
Gli elementi messi a confronto sono chiamati primo e secondo termine di paragone.
Il comparativo può essere di tre tipi:
·         comparativo di maggioranza, quando il primo termine di paragone possiede la qualità indicata dall’aggettivo in misura maggiore rispetto al secondo termine di paragone. L’aggettivo, in questo caso, è introdotto da più, il secondo termine di paragone da di o che:
Es.: Miriam è più alta di Luisa.
Es.: Sono più esperto di prima.
Es.: Sono più stanchi che affamati.
·         comparativo di minoranza, quando il primo termine di paragone possiede la qualità indicata dall’aggettivo in misura minore rispetto al secondo termine di paragone. L’aggettivo, in questo caso, è introdotto da meno, il secondo termine di paragone da di o che:
Es.: Miriam è meno alta di Luisa.
Es.: Carla è meno studiosa che intelligente.
·         comparativo di uguaglianza, quando la qualità espressa dall’aggettivo è presente in misura uguale nei due termini di paragone. In questo caso l’aggettivo è introdotto da tanto o così (espressi o sottintesi), il secondo termine di paragone indifferentemente da quanto o come:
Es.: Miriam è (tanto) alta quanto Luisa.
Es.: Simona è (così) simpatica come te.
Il superlativo - L’aggettivo qualificativo è di grado superlativo quando esprime una qualità posseduta al massimo livello.
Il grado superlativo può essere di due tipi: relativo o assoluto.
Superlativo relativo - Il superlativo relativo esprime una qualità posseduta al massimo o al minimo grado, stabilendo un confronto fra l’unità e un gruppo di persone o cose (secondo termine di paragone).
Il superlativo relativo si ottiene premettendo all’aggettivo l’articolo determinativo assieme agli avverbi più o meno (la più dolce, il meno volenteroso).
Il secondo termine, che può essere anche sottinteso, è introdotto da di, tra, fra. A volte l’articolo determinativo si può trovare separato dagli avverbi più o meno:
L’elefante è il più grande di tutti gli animali.
Il treno meno veloce (di tutti) è l’accelerato.
Superlativo assoluto - Il superlativo assoluto degli aggettivi esprime una qualità posseduta al massimo grado dal nome cui si riferisce, senza alcun paragone con altre grandezze. Esso si può formare in vari modi:
·         aggiungendo all’aggettivo di grado positivo il suffisso -issimo, -a, -i, -e (alto/altissimo, stanco/stanchissimo);
·         premettendo all’aggettivo di grado positivo avverbi come molto, assai, oltremodo, immensamente, incredibilmente, estremamente... (molto vivace, immensamente ricco);
·         premettendo all’aggettivo di grado positivo i prefissi arci-, stra-, super-, iper-, ultra-, extra-, sovra- (arcinoto, stracarico, ipersensibile);
·         ripetendo l’aggettivo di grado positivo due volte (forte forte, piano piano, svelto svelto, zitto zitto);
·         rinforzando l’aggettivo positivo con un altro aggettivo (nuovo fiammante, piena zeppo, stanco morto)
·         rinforzando l’aggettivo di grado positivo mediante tutto (tutto felice, tutta matta);
·         unendo all’aggettivo di grado positivo le locuzioni quanto mai, oltre ogni dire, come una campana, in canna (quanto mai intelligente, amabile oltre ogni dire, sordo come una campana, povero in canna).
Comparativi e superlativi particolari - Per alcuni aggettivi qualificativi, oltre alle normali forme di comparativo e di superlativo, si usano anche speciali, in genere derivanti dal corrispondente latino. Tra gli aggettivi che possiedono queste forme speciali ci sono:
grado positivo
grado comparativo di maggioranza
grado superlativo relativo
grado superlativo assoluto
Buono
più buono – migliore
il migliore
buonissimo – ottimo
Cattivo
più cattivo – peggiore
il peggiore
cattivissimo – pessimo
Grande
Più grande – maggiore
il maggiore
grandissimo – massimo
Piccolo
più piccolo – minore
il minore
piccolissimo - minimo



[63] Allegoria - L’allegoria è la figura retorica per cui un concetto astratto è espresso attraverso un’immagine concreta: in essa, come nella metafora, vi è la sostituzione di un oggetto ad un altro ma, a differenza di quella, l’accostamento non è basato su qualità evidenti o sul significato comune del termine, bensì su un altro concetto che spesso attinge al patrimonio di immagini condivise della società. Essa opera comunque su un piano superiore rispetto al visibile e al primo significato: spesso l’allegoria si appoggia a convenzioni di livello filosofico o metafisico.
Es.:
    Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
    una lonza leggiera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;
    e non mi si partia dinanzi al volto,
    anzi ‘mpediva tanto il mio cammino,
ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.
    Temp’ era dal principio del mattino,
    e ‘l sol montava ‘n sù con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino
    mosse di prima quelle cose belle;
    sì ch’a bene sperar m’era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle
    l’ora del tempo e la dolce stagione;
    ma non sì che paura non mi desse
la vista che m’apparve d’un leone.
    Questi parea che contra me venisse
    con la test’ alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l’aere ne tremesse.
    Ed una lupa, che di tutte brame
    sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,
    questa mi porse tanto di gravezza
    con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza de l’altezza.
Qui le tre fiere rappresentano tre mali che turbano l’animo dell’uomo: la superbia e la violenza (leone), l’avarizia e la cupidigia (lupa), l’avidità o per alcuni la lussuria (lonza).
[64] Antitesi – l’antitesi è l’accostamento di concetti opposti per significato, espressi da sintagmi diversi.
Es.:         Nel tuo giro inquieto ormai lo stesso
sapore ha miele e assenzio
(l’assenzio è un liquore che si ottiene dalla pianta assenzio: ha sapore amaro)
Es.:         Tutto ei provo: la gloria
maggior dopo il periglio
la fuga e la vittoria
la reggia e il triste esiglio;
Il seguente verso di Dante è un esempio di come si possa “lavorare” con l’antitesi ed ottenere effetti ad incastro
Es.:         Amor condusse noi ad una morte
amor e morte sono opposti per significato (l’amore dà la vita) e sono prima ed ultima parola del verso; al centro del verso si trovano noi e una opposti in quanto noi indica un plurale, mentre una indica il singolare.
[65] Ellissi - L’ellissi consiste nell’omissione, all’interno di una frase, di uno o più termini che sia possibile sottintendere. È frequente nei proverbi e nelle sentenze
Es.: A nemico che fugge, ponti d’oro.
Simile all’ellissi è la frase nominale, molto ricorrente nel linguaggio giornalistico, che consiste nella soppressione del verbo e nella trasmissione del suo contenuto e di parte delle sue funzioni ad un sintagma nominale che resta presente nella frase.
[66] Eufemismo - L’eufemismo consiste nell’uso di una parola o di una perifrasi al fine di attenuare il carico espressivo di ciò che si intende dire, perché ritenuto o troppo banale, o troppo offensivo, osceno o troppo crudo.
Es.: “questo piatto lascia a desiderare” per non dire che è ripugnante
“mordere la polvere” per non dire essere in una posizione secondaria
“il caro nonno non è più tra noi” per attenuare una proposizione di senso troppo crudo del tipo “il nonno è morto”
[67] Iperbole - L’iperbole è una figura retorica che consiste nell’esagerazione nella descrizione della realtà tramite espressioni che l’amplifichino, per eccesso o per difetto.
Es.:
« quella macchina, la desidero da morire! »
«il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle »
« ti amo da morire »
«ti stavo aspettando da una vita »
« vado a fare quattro passi »
« ci facciamo due spaghetti»
«perdere quell’amichevole fu per noi una catastrofica sconfitta »
Dagli studiosi è stato messo in luce che l’iperbole presuppone la buona fede di chi la usa: non si tratta infatti di un’alterazione della realtà al fine di ingannare ma, al contrario, allo scopo di dare credibilità al messaggio, attraverso un eccesso nella frase che imprima nel destinatario il concetto che si vuole esprimere.
[68] Litote - La litote consiste nel dare un giudizio usando il termine contrario preceduto dalla negazione.
Es.: “Quell’uomo non è un genio”, per indicare che una persona è stupida.
La litote può anche essere per così dire positiva.
Es.: “questa non è una pessima idea” significa approvarla.
Generalmente però viene usata per rafforzare un giudizio negativo, lasciando in superficie una versione che sembra più edulcorata.
[69] Metafora: la metafora è il trasferimento di significato dal campo semantico di una parola al campo di un’altra, per una caratteristica riscontrabile in entrambe le parole. Equivale ad una operazione di intersezione, cioè l’operazione di riconoscere somiglianze tenendo conto di differenze tra due o più classi (insiemi).
Es.:
O falce di luna calante
Campo semantico di falce: strumento, di ferro, a forma molto arcuata, ecc...
Campo semantico di luna: satellite della Terra, ha un periodo di rivoluzione attorno ad essa di 28 giorni; fasi lunari - i periodi di tempo nei quali la luna è visibile/non visibile dalla Terra; la luna ha dapprima una forma arcuata, via via meno arcuata fino a divenire piena (tutta visibile), poi diminuisce riassumendo forma arcuata, infine non è più visibile –
Lo strumento falce e la luna nella fase calante hanno la stessa forma; allora invece di dire:”O luna calante che sembri (sei arcuata come) una falce” si trasferisce la forma dalla falce alla luna calante;
Es.: Ridon or per le piagge erbette e fiori
Erbette: è un diminutivo, fa pensare a erba nuova, quindi piccola.
Fiori: aprono la loro corolla stimolati dai raggi solari.
Ridere: sta ad indicare una reazione dell’essere umano di felicità.
Invece di dire: erbette e fiori che sembrano uomini e donne che ridono felici, si trasferisce il ridere ad erbette e fiori.
[70] Metonimia – La metonimia è il trasferimento di significato da una parola ad altra con il seguente meccanismo:
a)       la causa per l’effetto
b)       l’autore per l’opera
Es.: leggere Manzoni
c)       il produttore per il prodotto:
Es.: un Martini,
un Ferré
d)       il proprietario per la cosa posseduta:
Es.: Federico va a cento all’ora (ma è l’auto di Federico che raggiunge quella velocità)
e)       il patrono per la chiesa:
Es.: messa in San Giovanni
f)        la divinità per i suoi attributi o l’ambito di influenza:
Es.: Cupido per l’amore,
Bacco per il vino
g)        i mezzi per lo scopo:
Es.: compiere un ottimo lavoro
h)        il concreto per l’astratto e viceversa
Es: gioia per persona che dà gioia
fortuna, rovina per persone o cose che producono tali effetti
avere fegato, cioè coraggio
l’umanità per l’insieme di tutti gli uomini
i)         il contenente per il contenuto:
Es.: bere una bottiglia
j)        lo strumento per chi lo usa:
Es.: è un ottimo pennello
k)       il fisico per il morale:
Es.: avere un gran cuore
l)         il luogo per gli abitanti:
Es.: l’Italia per gli Italiani
m)     la località di produzione per il prodotto:
Es.: il Bordeaux
n)       la marca per il prodotto:
Es.: una FIAT,
un Rolex
o)       il simbolo per la cosa simboleggiata:
Es.: armi per guerra,
alloro per gloria poetica
p)       le divise per indicare chi le porta:
Es.: Camice Rosse per Garibaldini,
Rossoneri per giocatori del Milan
i Verdi per indicare un partito politico (antonomasia metonimica)
q)       la sede per l’istituzione o l’organo di governo o l’industria-società:
Es.: il Vaticano per il Papa
Palazzo Chigi per il Presidente del Consiglio dei Ministri.
[71] Ossimoro - L’ossimoro la fusione di due concetti opposti per significato in una immagine; si esprime tramite un solo sintagma nel quali sono presenti parole opposte per significato o due sintagmi di cui il secondo dipendente dal primo.
Es.:
Di questo son certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento
Il sintagma nominale disperazione calma è formato da un nome disperazione che sta ad indicare agitazione al massimo grado di intensità e da un aggettivo calma il cui significato è l’opposto di disperazione.
Un piccolo infinito scampanio
Nel sintagma nominale indicato i due aggettivi attribuiti al nome sono tra loro opposti per significato
il lampo che candisce
alberi e muri e li sorprende in quella
eternità d’istante
Il sintagma preposizionale d’istante dipende dal sintagma nominale eternità.
Antitesi e ossimori sono largamente usati anche nella lingua standard, soprattutto dai titoli di giornali, nei titoli di film e naturalmente dalla pubblicità.
[72] Personificazione - La personificazione consiste nell’attribuzione di fattezze, comportamenti, pensieri, tratti (anche psicologici e comportamentali) umani a qualcosa che umano non è.
Oggetto di personificazione può ben essere un oggetto inanimato, un animale, ma anche un concetto astratto, come ad esempio la pace, la giustizia, la vendetta etc.
[73] Preterizione - La preterizione, nota anche come paralessi, paralissi o paralipsi, è la figura retorica in cui si finge di non voler dir nulla di ciò di cui si sta parlando.
Es.:
“Non ti dico cosa mi è successo...”
“Quando dico niente, o è niente, o è cosa che non posso dire.”
[74] Prosopopea - La prosopopea si ha quando si attribuiscono qualità o azioni umane ad animali, oggetti, o concetti astratti. Spesso questi parlano come se fossero persone. È una prosopopea anche il discorso di un defunto.
Nel linguaggio comune è sinonimo di arroganza, pomposità, boria
[75] Similitudine: la similitudine è l’accostamento tra due concetti tramite come, sembra, simile; equivale ad un’operazione di mettere in corrispondenza, cioè l’operazione di confronto fra elementi appartenenti a più insiemi (classi) in base a caratteristiche prescelte o ad un’operazione di mettere in relazione, cioè l’operazione di confronto fra elementi appartenenti allo stesso insieme (classe) in base a caratteristiche prescelte.
Es:          Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.
Soldati di G. Ungaretti.
È riconosciuta una somiglianza tra i soldati del titolo e le foglie nella stagione d’autunno. La somiglianza è lo stato di precarietà: per le foglie in autunno il loro star per morire e per i soldati la possibilità sempre presente di morire.
Lo stesso effetto può essere dato da una correlazione: così...come, tal...quale. In questo caso si ha una comparazione.
Es.:         Come una pantera esce da forra profonda
[...]
così il figlio del nobile Antenore...
[76] Sineddoche: La sineddoche, aspetto particolare della metonimia, è il trasferimento di significato da una parola ad altra con il seguente meccanismo:
a)       il tutto per la parte.
Es.: l’Europa (i paesi dell’Unione) ha deliberato;
Italia batte Germania 2-0 (intendendo le rispettive squadre nazionali di calcio)
b)       la parte per il tutto:
Es.: tetto per casa, bocche (persone) da sfamare
c)       il genere per la specie:
Es.: felino per gatto,
mortali per uomini
d)       la specie per il genere.
Es.: pini per conifere,
pane per cibo
e)       il plurale per il singolare:
Es.: la servitù per un solo domestico
f)        il singolare per il plurale.
Es.: l’Italiano per gli Italiani
g)       la materia per il prodotto (ma molti considerano questo caso una metonimia): ferro per spada.
Es.:         le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate
eran le tue
Pupille (parte dell’occhio) sta per il tutto, cioè occhio
h)       il singolare per il plurale e viceversa
Es.:         Sei ancora quello della pietra e della fionda
uomo del mio tempo
Uomo (il singolare) sta per tutti gli uomini (il plurale)
i)         il genere per la specie e viceversa.
Es.:         O animal grazïoso e benigno
Animal (il genere) sta ad indicare nel verso di Dante l’uomo (la specie)
[77] Sinestesia – La sinestesia è l’associazione di parole il cui significato si riferisce a sfere sensoriali diverse
Es.: La luce era gridata a perdifiato
La luce riguarda la sfera sensoriale della vista; gridata fa riferimento alla sfera sensoriale dell’udito.
Es.: Pure i dorati silenzi ad ora ad ora
silenzi fa riferimento alla sfera uditiva, dorati fa riferimento ad un colore, di conseguenza alla sfera visiva
[78] echeggia
[79] soleggiato
[80] Teodorico - Re degli Ostrogoti (454 – 526), figlio dell'amalo Teodomiro, re degli Ostrogoti; fu inviato dal padre come ostaggio a Costantinopoli (462-472) e crebbe a corte. Tornato in patria, nel 474 succedette al padre, vinse i Sarmati e trasferì il suo popolo nella Mesia, regione balcanica corrispondente approssimativamente alla odierna Serbia. Si batté poi per l'imperatore Zenone, ottenendo i titoli di patricius, magister militum e consul nel 484.
Nel 488 fu inviato da Zenone con il suo popolo in Italia contro Odoacre che, deposto l'ultimo imperatore d'Occidente nel 476, reggeva la penisola. Teodorico lo vinse all'Isonzo nel 489, a Verona e a Pavia, assediandolo infine a Ravenna dove lo costrinse alla resa e proditoriamente lo assassinò nel 493.
Teodorico cominciò  quindi a regnare fissando la capitale a Ravenna, ma risiedendo spesso a Verona, consolidò il suo potere anche sul Norico, la Rezia, la Pannonia e la Dalmazia. Forte del favore imperiale (nel 498 Anastasio I lo riconobbe patricius per l'Italia, Teodorico adottò una politica di avvicinamento tra i Romani e gli Ostrogoti, affidando ai primi l'amministrazione e riservando ai secondi l'attività militare.
Ammiratore della civiltà romana, si circondò di consiglieri latini quali, Cassiodoro, Severino Boezio e si fece promotore di costruzioni e restauri a Roma e a Ravenna.
Come legislatore, operò sotto l'influsso del diritto romano.
Ariano di religione, fu tuttavia molto conciliante coi cattolici. In politica estera mirò, con una serie di matrimoni (in seconde nozze sposò Audifreda, sorella di Clodoveo re dei Franchi), a stringere alleanze coi Visigoti, i Burgundi, i Vandali e i Franchi, riuscendo a creare quasi una federazione di regni barbarici, su cui esercitò un'azione moderatrice. La sua supremazia fu però compromessa dalla politica espansionistica di Clodoveo a danno dei Visigoti, che dovettero all'alleato Teodorico la conservazione dei loro domini in Spagna e nella Gallia meridionale; in seguito anche la politica di conciliazione con l'elemento romano, che aveva portato in Italia sensibile progresso economico, favorito dalla sicurezza garantita dalle armi gote, naufragò.
Avendo l'imperatore Giustino I promosso la persecuzione degli ariani nel 523, Teodorico sospettò segrete intese tra l'aristocrazia senatoria romana e Bisanzio, ne condannò a morte i membri più insigni, Albino, Simmaco e Boezio, e costrinse papa Giovanni I a recarsi a Costantinopoli per sostenere la causa degli ariani presso l'imperatore. Ma poiché la persecuzione non cessò, Teodorico imprigionò anche il papa, che morì in carcere nel 526.
Poco dopo il re morì esecrato dai Romani e fu sepolto a Ravenna in un monumentale mausoleo.
[81] Crimilde è la vera protagonista della Canzone dei Nibelunghi. È sorella di Gunther, re dei Burgundi, sposa di Sigfrido, poi di Attila, re degli Unni. Fanciulla pura e delicata creatura dello spirito cortese-cavalleresco nella prima parte del poema, in corrispondenza con la storia d'amore tra lei e Sigfrido, dominata nella seconda dall'etica pagana germanica della vendetta, Crimilde si trasforma nell'esecutrice spietata del fato che incombe sui Nibelunghi.
[82] Ildebrando, maestro d'armi di Teodorico, impazzisce d'odio per la morte ingloriosa di Hagen e lo vendica, uccidendo a sua volta Crimilde
[83] Scellerato, esecrabile, atroce
[84] Secondo la leggenda Teodorico fu l’unico a scampare alla strage di Tulna voluta da Crimilde e compiuta da Attila che la principessa burgunda aveva sposato.
[85] Si riferisce all’Italia
[86] Conquistato: lett. Conquistare, vincere, soggiogare dal verbo conquidere
[87] Paggio lett. Giovane nobile, in genere al servizio di un principe.
[88] lett. Recinto, luogo chiuso, cavità di forma specialmente circolare
[89] Nella nostra epoca
[90] Cavallo di pelame di color nero
[91]Antica arma da guerra e da caccia costituita da un'asta appuntita
[92] Lett andavano da ire
[93] Corsiero lett. Cavallo da corsa o da battaglia; destriero.
[94] Qualsiasi apparato meccanico predisposto per un particolare scopo. In questo caso tutto l’apparato che rende il cavallo cavalcabile
[95] sella, soprattutto nelle espressioni montare, balzare, saltare in arcione (o in arcioni), salire in sella, montare a cavallo: 
[96] Emettere guaiti gemiti.
[97]  Lett. Allontanarsi da un luogo con un balzo.
[98] vorrebbe
[99] sconosciuti
[100] Amali - Erano una delle dinastie nobili dei Goti, considerati come i più valorosi tra i guerrieri e i sovrani gotici. Stando ad una loro leggenda, gli Amali discenderebbero da un antico eroe le cui gesta gli valsero il titolo di Amala (ossia "potente").
In seguito alla divisione dei Goti in Visigoti ed Ostrogoti, avvenuta nel III secolo, gli Amali divennero la dinastia reale degli Ostrogoti, mentre i Balti lo furono per i Visigoti, sopravvalendo sui primi per prestigio e potere. Alla morte di Teodato, avvenuta nel 536, gli Amali si estinsero definitivamente.
[101] Nella giovinezza
[102] preoccupazioni
[103] copriva
[104] fede
[105] Lett elevarsi, innalzarsi 
[106] In ver: verso
[107] Toscano etrusco tirreno
[108] Difficile, pericolosa
[109] Vomiti, emissioni
[110] Calore intenso sprigionato dal fuoco
[111] Spingare (non com.) dimenare fortemente i piedi; tirare calci. Etimologia: dal longobardo springan ‘saltare’.
[112] Anicio Manlio Boezio - Della nobile famiglia romanica Anicia, era stato console nel 510 e poi aveva vissuto ai margini della vita politica sino al 522, anno in cui accettò la carica di “magister officiorum”. L’anno seguente fu accusato di alto tradimento e imprigionato nell’Agro Calvenzano, alle porte di Pavia. Durante la prigionia, Boezio compose la celebre opera “De consolatione philosophiae”. Nel 524, per ordine di Teodorico, fu giustiziato (forse per strangolamento o per compressione della scatola cranica).

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